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Elemento umano e tecnologia: una sintesi per contrastare la crisi

La tecnologia crea valore solo in sintesi con l'intelligenza umana

La tecnologia crea valore solo in sintesi con l’intelligenza umana

E-commerce e commessi in carne ed ossa

L’elemento umano e la tecnologia per contrastare la crisi. Gli apocalittici, di fronte ad ogni cambiamento tecnologico epocale, hanno spesso dipinto scenari dove l’essere umano, e con esso il lavoro, avrebbe subito una estinzione in favore del profitto per il profitto, a scapito appunto dell’umanità. Questo è accaduto anche di fronte all’enorme sviluppo del colosso dell’e-commerce Amazon. Ma sembra che saranno proprio i commessi che salveranno i negozi ai tempi di Amazon. La crisi è quasi alle spalle, dice l’Osservatorio Non Food di Gs1 Italy. Ma solo chi ha le persone per gestire tecnologia e demografia sopravviverà. Gli economisti dicono che il 2015 è cominciato bene per quanto riguarda i consumi. La tecnologia e la demografia stanno cambiando il mondo in cui gli oggetti saranno comprati e venduti con lo sbarco del commercio on line. Solo chi saprà gestire queste due leve potrà sopravvivere, e per farlo dovrà avere competenze che oggi non ha. Ovvero i lavoratori formati meglio, ma anche nuove figure, dagli scrittori ai mediatori culturali. Infatti un punto che più di ogni altro sta tornado alla ribalta è l’insistenza sul fattore umano come chiave per il successo, anche al tempo di Internet e della crescita sempre più massiccia dell’e-commerce. E c’è anche un altro ritorno che sorprende: quello dei centri storici cittadini, che sembrano sul punto di prendersi una rivincita sui centri commerciali come luoghi di shopping anonimi e in crisi di vendite.

Consumi non alimentari in crescita

L’Osservatorio afferma che non è vero, come ha rilevato l’Istat, che i consumi di beni non alimentari sono cresciuti dello 0,6 per cento nel 2014. Il dato rilevato dall’Osservatorio è piuttosto una nuova discesa: -1,4 per cento (le differenze si spiegano per una diversa metodologia di raccolta dati). Meno di quello del 2013 (-3,5 per cento), e quanto basta per far dire alla stampa dal responsabile della ricerca e comunicazione di Gs1 Itay, che «dobbiamo prenderlo come un segnale incoraggiante.  Per uscire da una situazione che nella sola distribuzione tradizionale con “negozio su strada”  ha visto chiudere il sette per cento dei propri punti vendita dal 2010 al 2014, aggiunge il responsabile «ci vogliono uomini e donne che siano capaci di gestire il processo di cambiamento e di sfidarlo». Soprattutto su due fronti. «La crisi è stata molto più profonda delle precedenti per durata e intensità – spiega -. Questo stress ha fatto da velo a due elementi chiave su cui si giocherà la crescita del Paese: la tecnologia e la demografia. Sarà la capacità di gestire questi due cambiamenti a far sì che un’impresa sia vincente sul mercato”. La chiave è la preparazione delle risorse umane e per questo bisogna investire in formazione. Anche dal punto di vista della tecnologia, non dobbiamo illuderci che basti avere la banda larga perché le cose cambino: le imprese devono darsi da fare».

Nuovo commercio low cost

Si rafforza anche il nuovo low cost, che per essere vincente si è arricchito di contenuti di design, fashion e creatività. Come ad esempio Tiger, la società danese di articoli da regalo che si sta espandendo nel mondo (e in Italia cresce in modo superiore alla media) scegliendo i prodotti in base anche al loro impatto sul “visual merchandising” all’interno dei negozi. La vera novità riguarda il ritorno delle città: il binomio “polarità urbana e canali digitali” sta a indicare che la dimensione di relazionalità del centro urbano sta ricominciando a giocare un ruolo forte. Se si integra con i canali digitali (magari di pari passo con la costruzione delle smart city), insomma, per il centro cittadino può essere arrivato il momento della rivincita sui centri commerciali. La libreria McNally Jackson di New York porta in bici i libri prenotati online, con un forte coinvolgimento della comunità. E proprio la “retail brand community ” è l’ultima tendenza registrata come ad esempio la società Zolle che distribuisce nella zona di Roma in bicicletta prodotti da agricoltura biologica a “kilometro zero” casa per casa, direttamente al pianerottolo.