Anmic, tre contro proposte per la disabilità

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anmic Anmic, tre contro proposte per la disabilità

L’ Anmic in Italia

Elaborate in occasione della Conferenza Nazionale di Firenze

In occasione della Conferenza Nazionale sulle politiche per la disabilità, che si è tenuta a Firenze il 16 e 17 settembre 2016, l‘ Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità ha presentato la bozza del Secondo Programma di Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità.

Ma non tutte le associazioni si sono espresse favorevoli al piano governativo. Nazaro Pagano, presidente nazionale dell’ Anmic (Associazione nazionale mutilati e invalidi civili) non condivide molte delle conclusioni raggiunte nel documento finale, che rischia di enunciare alcuni buoni propositi senza un seguito concreto.

Dunque ha presentato tre documenti alternativi su alcuni argomenti fondamentali per le persone con disabilità: il dopo di noi, il procedimento di accertamento dell’invalidità civile, l’ inserimento lavorativo, da sottoporre all’attenzione dei cittadini e delle associazioni.

I tre documenti

La Legge sul dopo di noi, recentemente approvata, secondo l’associazione non individua con chiarezza i destinatari del provvedimento.
Inoltre, non affronta il problema dei fondi variabili, non prevede prestazioni economiche integrative che possano tutelare chi sceglie di vivere in famiglia e dà troppo spazio ai trust come strumento di tutela, quando questi si adattano solo ai grandi patrimoni.

Per quanto riguarda il sistema di accertamento di invalidità, l’ Anmic propone un unico soggetto gestore che garantisca la semplificazione delle procedure e l’uniformità dei criteri in tutto il territorio nazionale.
Occorre inoltre rafforzare nelle commissioni mediche di accertamento dell’invalidità il ruolo di garanzia da parte delle associazioni di tutela e rappresentanza delle persone disabili.

Sulla questione dell’ inserimento lavorativo, pur riconoscendo alcuni elementi di positività nel Jobs Act, è preoccupato che il nuovo sistema porti a minori tutele per i lavoratori disabili.
Propone dunque l’eliminazione del carattere esclusivo della chiamata nominativa ai fini dell’assunzione, la flessibilità degli strumenti contrattuali, la copertura reale delle cosiddette scoperture nel settore pubblico e privato tenuti ad assumere un certo numero di lavoratori disabili, l’esclusione dal sistema delle tutele crescenti dei rapporti di lavoro dei soggetti disabili e il mantenimento della reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamenti illegittimi.

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