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Raccontare le periferie oltre il “degrado”, l’esempio di Scampia

La libreria “Scugnizzeria”

Raccontare le periferie oltre il degrado è possibile. Ne è un esempio una nuova realtà sorta a Scampia. Si chiama la Scugnizzeria ed è la prima libreria tra Scampia e Miano, rioni di cemento nella periferia occidentale di Napoli quella tristemente famosa per le piazze di spaccio e le faide di camorra. La differenza per chi detiene il “potere” di avere un canale di comunicazione, è l’utilizzo che si fa della narrazione. Le periferie italiane fanno quasi sempre notizia, se raccontate con un titolo ad affetto che racconta un crimine. Accanto alla malavita, allo spaccio, alla prostituzione, a mafia e camorra, insomma a ciò che l’onnicomprensivo termine “degrado” suggerisce, ci sono vite che continuano a scorrere con dignità e magari cercando di migliore le cose.  Scugnizzo è una parola della lingua napoletana, poi entrata nell’uso anche nell’italiano, che indica il “monello di strada” napoletano. Le prime attestazioni del termine risalgono al 1895, quando se ne registra l’uso da parte del famoso poeta e cantastorie napoletano, vissuto nella seconda metà dell’Ottocento Ferdinando Russo: «In gergo, questi ragazzi, che si avviano spensieratamente per la strada delle carceri e del domicilio coatto, vengono denominati scugnizzi». Nel 1897 furono pubblicati dei sonetti di Russo intitolati proprio ‘E scugnizze. Ferdinando Russo chiarì che si trattava di un termine utilizzato nell’ambito della malavita napoletana.

L’idea della libreria è una nuova sfida di  Rosario Esposito Larossa, un ragazzo del rione che con la sua associazione, il calcio, il teatro, la casa editrice, il libri, da anni costruisce l’altra faccia di Scampia, quella fatta di persone che resistono, ragazzi che si salvano, gente che non si gira dall’altra parte. Quest’anno, per il suo impegno, è stato nominato dal presidente Mattarella Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica. «Questa porta deve restare sempre aperta perché i ragazzi devono avere qualcosa che quando noi eravamo piccoli non c’era – spiega Rosario indicando l’ingresso della libreria, all’interno di un caseggiato popolare – quando io ero piccolo si spacciava, i nostri esempi erano i criminali, le motociclette sotto al culo, le mazzette di soldi in tasca. Oggi invece vogliamo dare un’opportunità. Qualcuno la coglierà e qualcun altro invece continuerà a fare lo spacciatore; però nessuno potrà dire non c’era niente, come quando noi eravamo piccoli». Nella Scugnizzeria  sono venduti libri terroni e cioè di case editrici del sud Italia: «Questo perché i libri del sud vengono sempre messi un po’ da parte, invece sono quelli che tengono alta la bibliodiversità».  Nella Scugnizzeria c’è anche un «ospedale dei libri» che è innanzitutto un grosso magazzino capace di contenere fino a 27.000 volumi.

Un progetto di inserimento e integrazione sociale

E’ un progetto dedicato soprattutto agli ex detenuti che hanno bisogno di una seconda possibilità e che attraverso un laboratorio di legatoria faranno tornare a vivere libri destinati al macero. E così libri ad obsolescenza programmata tornano disposizione delle persone, soprattutto quelle che non possono permettersi di comprarne dei nuovi. «E’ bello pensare che delle persone imparino ad aggiustare dei libri e quindi ad aggiustare delle storie. E allo stesso tempo finiscono per aggiustare la propria di storia».  Solo pochi giorni fa c’è stato l’assassinio di un altro giovanissimo proprio nel quartiere. Era il nipote di un pentito di camorra. Eppure da giorni a Scampia non si parla solo di morti ammazzati. Si parla di tante associazioni che si occupano dei ragazzi a rischio, si parla di scuola e si parla di questa libreria. «Scampia è bella – dice Mattia – Io amo il mio quartiere perché è ora è un posto dove tanti ragazzi come me possono cambiare vita».

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