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MANI CHE TRADISCONO

 

Mani

di Irene Sarti

 

La mia bella povera mano destra, con le unghie luccicanti di smalto nero, così lontana da me in una disubbidienza ostinata e involontaria.

La odio quando si ferma in pose inutili e comincia a tremare e la scuso per questa inconsapevole inettitudine che me ne ricorda altre, amate.

A volte sembra la mano dell’uomo roccia dei fantastici quattro; falsamente forte ma incapace di stringere il Nulla.

Non sa più scrivere, la penna non è ben salda tra le dita.

La scrittura è piccola, sfuggente, le parole affondano nel foglio.

Imparo. Come quando tuffavo il pennino nel calamaio e facevo le “o” grandi per toccare le righe sopra e sotto.

Non è la mia calligrafia; questa è nitida, studiata, più chiara per gli altri, più estranea a me.

C’è il computer per fortuna.

Mentre scrivo, mister park mi sta dietro le spalle ma non è contento, quasi mi vorrebbe aiutare.

Stranamente non lo sento così ostile; piuttosto è caparbio, ostinato, onnipresente, ma mi dà tempo.

Dopo avermi visto frustrata e arrabbiata per non riuscire a infilarmi le scarpe, mi dà improvvisamente un pò di tregua. Se ne va.

O più semplicemente fa finta di andarsene.

Dicono che lui arrivi a fermare le mani che non hanno fatto qualcosa che avevano promesso di fare.

Anche le mie. Non hanno aiutato mia madre a morire.

Lo diceva sempre che aveva paura, di essere sepolta viva e di vivere senza coscienza.

Ho controllato mille volte che fosse morta, mi sembrava sempre calda, ma l’ho lasciata vivere come non avrebbe mai voluto.

Scappavo, scappavo, due bacetti e via. Più facile dedicarsi alle persone che si occupavano di lei che reggere quello sguardo così spento o così disperato e duro e freddo.

Non l’ho mai sognata quando era in quella specie di vita che é durata sette anni.

Sette lunghi anni a sperare che morisse davvero, che non stesse lì, immobile come un rimprovero, che non avesse pensieri, dolori, paura.

Quando Flora mi ha chiamato piangendo che stava morendo, ho fatto quei pochi metri di strada che separano la mia casa dalla sua ( che poi è la mia dove sono nata) sperando con tutto il cuore di trovarla morta. Quando tutto è finito, ho sentito una grande liberazione. Dopo un pò, ho ricominciato a sognarla.

Intanto mister park è arrivato.

Un pò perchè non funziona il metabolismo di un neurotrasmettitore, direbbe il neurologo, un pò perchè le mie mani hanno tradito una promessa.

Dovrò perdonarle e mi saranno meno ostili.

 

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