La sfida dell'occupazione di inserimento lavorativo
"Funzione pubblica: missione d'impresa della cooperazione sociale": questo il tema della recente assemblea di Federsolidarietà a Roma, con al centro della discussione la capacità occupazionale della cooperazione in Italia: migliaia di imprese sociali hanno infatti visto aumentare in questi anni il fatturato e gli occupati, insieme alle altre realtà del Terzo settore si arriva ad una cifra di oltre 400.000 persone impiegate, quasi il 5% del totale nazionale.
Il settore resiste abbastanza bene alla crisi attuale, i margini di sviluppo di questo innovativo modello di impresa sociale sono ancora ampi. Proprio alla peculiarità delle cooperative sociali è stato dedicato il "Libro Verde sull'inserimento lavorativo", che contiene analisi e riflessioni sulla capacità delle cooperative sociali quali strumento di inserimento lavorativo di persone con difficoltà occupazionali - persone con disabilità fisica o psichica, con problemi psichiatrici, detenuti, tossicodipendenti o comunque con disagio sociale. Migliaia di individui che senza la cooperazione sociale vivrebbero ai margini della società, dal momento che il mercato del lavoro non è disposto ad accoglierli.
Le cooperative sociali partono invece dal presupposto che anche questi lavoratori, adeguatamente formati ed inseriti in una mansione adatta a loro, possano diventare pienamente produttivi. L'obiettivo di tali imprese diventa la produzione di beni o servizi essenziali mantenendo le persone svantaggiate a stretto contatto con le altre, abbattendo la soglia d'ingresso ed agendo sulla organizzazione del lavoro per valorizzare le competenze professionali e relazionali.
Queste ragioni sono alla base della diffusione che il successo delle imprese sociali di inserimento lavorativo nelle varie città e regioni. E i recenti dati economici dimostrano l'efficacia della loro azione, dal momento che viene posta attenzione all'efficienza della gestione ed alla sostenibilità delle attività intraprese. Si tratta di una positiva esperienza di coesione sociale e di realizzazione di una economia più sana ed attenta alle persone.
Tuttavia la cooperazione sociale rappresenta comunque una "sussidiarietà incompiuta", per l'incapacità o la non volontà degli attori pubblici e privati di prendere atto della reale portata dell'impatto economico e sociale di queste imprese, il cui lavoro comporta un aumento della produzione nel territorio ed un risparmio sui costi dei servizi per i cittadini, oltre a sottrarre risorse finanziarie per l'assistenza pubblica.
Tale ruolo è stato riconosciuto da alcune amministrazioni locali, che hanno stipulato convenzioni dirette per la destinazione di appalti e percentuali di lavoro riservato alle cooperative sociali, come è avvenuto in grandi comuni (Torino, Roma, Milano). Importanti anche le misure di supporto e di incentivo (finanziamenti, esenzioni tributarie, ecc.) nelle normative regionali di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia e Calabria. Il mese scorso è stato firmato un Protocollo di intesa tra la Regione Toscana, compreso il sistema delle Aziende Sanitarie Locali, e la cooperazione sociale di tipo B per promuovere l'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate.
Ma vi è ancora una debolezza legata alla bassa propensione all'innovazione del prodotto ed al miglioramento tecnologico, come richiesto oggi dal mercato. Inoltre vi è una scarsa capacità di dar vita a reti di rappresentanza e coordinamento, mediante collaborazioni stabili con gli altri soggetti non profit, le imprese private, le banche e le istituzioni pubbliche, per dare vita a filiere di inclusione ed intervento nel territorio.
Il nuovo Libro Verde intende rappresentare una nuova 'agenda' strategica a supporto dello sviluppo delle imprese di inserimento lavorativo, per sostenere nel modo più adeguato le sfide imposte dalla crisi e dai cambiamenti socio-economici. Tutti sono chiamati alla discussione, i cooperatori sociali, le istituzioni centrali e locali, i vari soggetti presenti nella società che possono dare il loro contributo per l'affermazione di questo modello d'impresa, in modo da fronteggiare la recessione e permettere l'occupazione e l'integrazione del maggior numero di persone nel territorio.
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