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Il crowdfunding

Nuove opportunità

Il crowdfunding, una nuova opportunità per fare impresa

Uno strumento per fare impresa anche in tempi di crisi

In tempi di crisi economica e stretta creditizia, il crowdfunding – in sostanza una raccolta fondi – può essere una risposta efficace alle tante difficoltà. Come? Utilizzando il web come un mezzo per poter raggiungere più persone possibili (così come osservato parlando di sharing economy) a cui presentare il proprio progetto o la propria idea. Se giudicato positivamente, attraverso lo strumento, è possibile finanziarlo. Nel crowdfunding esistono quattro tipi di piattaforme. Quelle relative alla Donation e rewards-based Crowdfunding, dell’Equity-based Crowdfunding e, infine, la Lending-based Crowdfunding, quest’ultima “capace – sottolineava Il Sole 24 Ore qualche tempo fa – di finanziare piccoli progetti ai quali (per questioni economiche) sono spesso precluse altre vie di investimento”.
Per capire l’impatto del crowdfunding sull’economia, è sufficiente leggere qualche dato. Nel corso del 2012 e a livello mondiale, il Crowdfunding ha raggiunto i 2,7 miliardi di dollari (circa il doppio rispetto al dato precedente, quello del 2011, ovvero 1,5 miliardi di dollari). Dati, questi raccolti nel 26esimo Rapporto Italia di Eurispes, in linea con quelli contenuti nel 2013CF-The Crowdfunding Industry Report, consultabile su crowdsourcing.org.

I dati

Il 2012 è stato sicuramente un’ottima annata sotto questo punto di vista, ma anche il 2013 sembra promettere molto bene: 5,1 miliardi di dollari ossia l’81% in più. Siamo di fronte ad una crescita esponenziale, è evidente. Ma questa convinzione si consolida se solo si tiene conto che solo nel 2009 il mercato valeva “solo” 530 milioni di dollari.
Le aree con la più alta concentrazione di piattaforme sono Nord America ed Europa e sono anche quelle che formano il 95% del mercato del Crowdfunding. Il Nord America ha avuto una crescita del 105%, nel 2012, con una raccolta fondi di 1,6 miliardi di dollari, l’Europa una crescita del 65% con 945 milioni di dollari. A livello europeo, il Regno Unito è quello che ha registrato, nel 2012, il più alto volume di denaro (63%) ed è seguito da Germania, Polonia, Francia, Italia e Spagna. Mentre a livello di piattaforme, i mercati più estesi in Europa (2012) sono: Regno Unito con 44 piattaforme, Paesi Bassi con 29, Germania con 20, Spagna con 18 e Italia con 16.

Normative in Italia

C’è poi il caso italiano, che grazie al regolamento attuativo pubblicato dalla Consob il 29 marzo del 2013, è il primo – almeno in Europa – ad avere una legislazione ad hoc. L’articolo 30 d.l. n.179/2012 (Decreto Crescita) ha introdotto l’equity crowdfunding (ovvero “la raccolta diffusa di capitali di rischio tramite portali online”) nel TUF (Testo unico finanziario). Anche se la strada da percorrere per ridurre il margine di svantaggio rispetto ad altre realtà è ancora molto lunga. La crescita costante delle piattaforme italiane (a fine 2012 erano 16, mentre agli inizi di novembre se ne contavano 41, di cui 27 attive e 14 in fase di lancio) non è ancora sufficiente per colmare il gap che ci separa con molti altri Paesi. I motivi di questi ritardi sono diversi. Perché come sottolineava il rapporto di Italian Crowdfunding Network, pubblicato nell’aprile scorso, sono ancora molte le “criticità del mercato del crowdfunding italiano”. Qualche esempio? In Italia, vi è un quadro normativo non chiaro per il reward/donation-based, i finanziamenti sono ridotti e la tassazione è elevata, vi è ancora una mancanza di cultura del crowdfunding ed esistono oggettive difficoltà tecniche (soprattutto nei sistemi di pagamento).

Risultati e scenari

Eppure i risultati conseguiti nel nostro Paese sono più che positivi e le previsioni lasciano ben sperare. Il valore del mercato – a fine settembre del 2013 – ammonta a circa 23 milioni di euro, 11 dei quali sono stati raccolti solo nel corso dell’ultimo anno. Emerge così che nel 2012 il valore del mercato del crowdfunding è aumentato del 48%. Mentre leggendo i dati aggiornati ad ottobre 2013, si evince che nel registro speciale della Camera di Commercio sono state iscritte 1.200 start-up innovative. “L’Italia – commentava l’Eurispes nel Rapporto Italia 2013 – ha mosso i primi passi in questo settore con una piattaforma lanciata nel 2005 (Produzioni Dal Basso) e un’altra (Smartika nel 2008) prima della costituzione dei “giganti del settore” Indiegogo e Kickstarter”. In base alle stime contenute nell’ultimo Crowdfuture, la previsione per la fine del 2013 era di circa 50 piattaforme.