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Disabili in treno

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Lungo una discreta porzione della Rete Ferroviaria Italiana, indubbiamente, il Servizio di Assistenza di Trenitalia garantisce una buona autonomia ai passeggeri disabili, e rende la vita più facile a chi eventualmente li accompagna: lungo la porzione restante, però, il servizio è ancora carente oppure disorganizzato. In generale, si può dire che il servizio tende ad essere migliore nell’ Italia Centro-Settentrionale, e nelle stazioni più grandi.

Come prenotare l’assistenza

Nelle stazioni – circa 300 in tutta Italia – che sono abilitate all’assistenza, questa è di solito puntuale ed efficiente. Il viaggiatore disabile viene prelevato all’ingresso della stazione, trasportato all’interno della stazione insieme ai suoi bagagli, e aiutato a salire sul treno. Il servizio è organizzato da 15 “Sale Blu” dislocate nelle stazioni principali d’Italia e deve essere prenotato telefonicamente, via e mail oppure presso le stesse Sale Blu. Nelle stazioni più grandi, recandosi direttamente alla Sala Blu oppure contattandola per telefono, è richiesto un preavviso di appena un’ora; per l’assistenza nelle stazioni più piccole, occorre invece un preavviso di un giorno, così come per l’assistenza che viene richiesta via mail. Tutti gli indirizzi e i telefoni delle Sale Blu, e maggiori dettagli sul servizio di assistenza, si possono trovare sul sito web delle FS.

Biglietto gratis per gli accompagnatori

I disabili che percepiscono l’ indennità di accompagnamento dall’ INPS hanno diritto alla Carta Blu, che consente a chi li accompagna in treno di usufruire di biglietti gratuiti oppure quasi gratuiti, ciò indubbiamente costituisce un incentivo a viaggiare in treno per chi ha problemi di mobilità e per chi sta loro vicino.

Mancanza di personale … oppure di organizzazione?

Un grosso limite del servizio, però, è che spesso le stazioni più piccole non solo sono inaccessibili, ma non prevedono neanche nessun tipo di assistenza. Un disabile che si deve recare in tali località, non può fare altro che scendere alla stazione più vicina e poi chiamare un taxi, con il costo del viaggio che lievita in maniera notevole. Almeno per certi tipi di assistenza, come il semplice trasporto dei bagagli, basterebbe un minimo di organizzazione di più per delegare un addetto della stazione, oppure di una stazione vicina. Anche altri aspetti del servizio sono caratterizzati da una notevole disorganizzazione, con problemi che sorgono dove non dovrebbero sorgere: alcuni mesi fa avevamo raccontato la storia di Francesco Canale, artista focomelico, che aveva dovuto contrattare a lungo prima di riuscire a salire su un treno che era accessibile, ma che era catalogato dal sistema informatico di Trenitalia come inaccessibile.

Il disabile che crea scompiglio

Qualche volta, poi, l’assistenza alle persone disabili crea dei problemi che ancora, con un po’ di buona organizzazione in più, potrebbero essere evitati. Durante l’ultimo viaggio che ho fatto da Rovereto(TN) a Roma, tratta che mi capita spesso di percorrere, l’assistenza nelle due stazioni è stata come al solito buona, ma mi ha colpito il fatto che, a causa di alcuni errori e difetti di comunicazione, la mia presenza sul treno ha creato un sacco di scompiglio, mettendo in difficoltà diversi altri passeggeri. Per evitare di farmi percorrere le scale del sottopassaggio della stazione di Rovereto, hanno deciso di far cambiare binario al treno Frecciargento che dovevo prendere; un’accortezza senza dubbio apprezzabile che mi ha reso la vita più semplice, però, mentre noi siamo stati avvertiti con largo anticipo del cambio di binario, esso non è stato riportato sul tabellone elettronico, e gli altri passeggeri sono stati avvertiti soltanto una manciata di minuti prima dell’arrivo del treno. L’altro binario era di fronte a noi: abbiamo visto gli altri passeggeri prendere di corsa i loro bagagli ed affrettarsi per le scale … se tra loro vi fossero stati anziani oppure famiglie con bambini piccoli, avrebbero rischiato di perdere il treno.

“Quel posto era il mio!”

Subito dopo la partenza, si è verificato un altro inconveniente, probabilmente a scapito di uno di quei passeggeri che aveva dovuto cambiare binario all’ultimo momento. I dati relativi alla mia posizione sul treno erano stati trasmessi al servizio di assistenza in modo sbagliato: agli assistenti risultava che il mio posto era nella carrozza n.6, mentre sul mio biglietto c’era scritto carrozza n.8. Gli assistenti, dopo essersi consultati con il capotreno, mi hanno portato nella carrozza n.6, quella “sbagliata”: subito dopo però è arrivato il ragazzo in possesso del biglietto corrispondente a quel posto. Visto che non parlava italiano, non è stato molto facile spiegargli l’accaduto: alla fine, dopo che aveva errato fra vari scompartimenti, il capotreno lo ha fatto accomodare in un posto rimasto libero.

Assistere i disabili … senza dimenticare gli altri

Ecco, in questo frangente io sono stato assistito con la massima efficacia, ma chi era presente potrebbe aver avuto la sensazione – quanto mai lontana dalla realtà – che ai disabili tutto è consentito e che per fare loro spazio gli altri passeggeri possono essere spostati di qua e di là come pedine di una scacchiera. Con un po’ di buona organizzazione in più, si può venire incontro alle giuste esigenze delle persone disabili senza lasciare da parte quelle degli altri passeggeri.