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Lo stetoscopio va nel cloud

Stetoscopio

Stetoscopio

Invenzione dello stetoscopio

Lo stetoscopio è forse il più familiare degli strumenti medici. Inventato in Francia nel 1816 da René-Théophile-Hyacinthe Laennec. Lo descrisse nel suo “De l’auscultation médiate” quale strumento per migliorare l’auscultazione dei suoni toracici che veniva effettuata sin dai tempi di Ippocrate applicando direttamente l’orecchio del medico sul torace del paziente. Pare che l’ispirazione gli venne utilizzando un quaderno arrotolato, per percepire i battiti cardiaci di una paziente sovrappeso, impossibilitato all’auscultazione semplice appoggiando l‘orecchio. In seguito lo stetoscopio venne perfezionato, con l’utilizzo di un cilindro di legno. Nel 1851 Arthur Leared inventò lo stetoscopio biauricolare, e nel 1852 George Camman ne perfezionò la forma, per la produzione industriale.
Negli anni successivi furono apportati molti altri minori aggiustamenti, fino a quando nel 1960 David Littmann, dalla Harvard Medical School, creò un nuovo stetoscopio, più leggero rispetto agli altri modelli e con un’acustica migliorata.

Verso un modello altamente tecnologico di ascolto del paziente

Ora anche lo stetoscopio è pronto ad andare nel “cloud” la nuvola virtuale della rete.
La rivista Ieee Spectrum parla infatti di un modello di stetoscopio che trasforma il battito del cuore in una immagine che a sua volta può essere confrontata con un database nel web. La dimostrazione è stata appena presentata al meeting StartX dell’università di Stanford. Altri modelli, che stanno arrivando sul mercato, si annunciano più efficaci nell’individuare eventuali cardiopatie rispetto alla semplice auscultazione del medico.
Il prototipo presentato a Stanford, Eko, consiste in un piccolo dispositivo che si aggiunge allo stetoscopio tradizionale, in grado di registrare il suono del battito, eliminare il rumore di fondo e inviarlo via bluetooth allo smartphone del medico, che a sua volta lo confronta on line con un database sul web.
Oltre a dare la possibilità anche a non esperti di verificare la salute del cuore, utile ad esempio in contesti isolati lo stetoscopio può essere utile anche alla ricerca. «C’è l’opportunità di creare un database che fa molto di più che distinguere tra cuore sano e malato – sottolinea -. Si può immaginare ad esempio di trovare il suono particolare associato alla stenosi aortica, una patologia critica che richiede un intervento urgente, distinguendola ad esempio dal meno grave prolasso della valvola mitrale» dicono i ricercatori.