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Povertà, il piano del Terzo Settore

Reddito-di-cittadinanza

Dalle associazioni cattoliche proposto il Reddito di inclusione sociale 

La passata Giornata Mondiale contro la povertà ha visto in piazza numerose persone ed associazioni riunite in piazza Montecitorio per chiedere a Parlamento e Governo una politica adeguata.

I manifestanti hanno evidenziato le cifre preoccupanti della povertà assoluta in Italia, che è cresciuta negli ultimi 7 anni fino a raggiungere il 10% della popolazione.

Qualche giorno prima l’ Alleanza contro la povertà, ossia il cartello delle associazioni cattoliche italiane, aveva presentato la proposta aggiornata del Reddito di inclusione sociale (Reis).

Si tratta di un Piano nazionale strutturale di intervento, pluriennale e con risorse adeguate, che prevede il coinvolgimento anche da parte del Terzo settore.

Monitoraggio del reddito familiare

Il Reis si basa sul monitoraggio del reddito delle famiglie, secondo criteri economici che si basano su Isee, sul reddito familiare e sul reddito presunto, tenuto anche conto dei carichi familiari.

Il progetto prevede, nel caso di reddito insufficiente, un’erogazione monetaria pubblica che colmi la distanza tra il reddito realmente disponibile per la famiglia e la soglia di povertà di riferimento.

Sono anche previsti percorsi d’inserimento sociale e lavorativo e una serie di servizi offerti alle persone in povertà assoluta, con l’impegno congiunto delle Amministrazioni locali e delle organizzazioni del Terzo settore.

Questo è in sostanza il Piano REIS, formulato e proposto già tempo fa per il Governo Monti

Finanziato dallo Stato

Il nuovo testo propone un piano di quattro anni, che prevede lo stanziamento di 17,6 miliardi: a partire da 1,7 miliardi di euro per il 2015, fino ai 7,1 miliardi del 2018, cifra annuale da mettere a regime.

La misura dovrà così garantire un livello essenziale per le prestazioni sociali nel Paese, ed i fondi necessari dovranno essere essenzialmente a carico dello Stato.

Eventuali finanziamenti con i Fondi europei o altri programmi potrebbero essere utilizzati parzialmente durante la transizione, ma solo in presenza di un chiaro impegno dello Stato per portare la situazione a regime.