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Le banche dati open nella Pubblica Amministrazione italiana

Open data e crescita digitale

Open data e crescita digitale

Trasparenza e condivisione dei dati

Le banche dati open nella Pubblica Amministrazione italiana sono stimati in circa 14.000 a stare alla stima fatta sull’elenco dei file open e pubblicati online dagli enti pubblici, nazionali e locali per promuovere la trasparenza e la condivisione delle informazioni. A mappare il fenomeno è stato l’ultimo monitoraggio del sito internet Dati.gov.it, gestito direttamente dall’Agenzia per l’Italia digitale (Agid). Gli enti pubblici possiedono una enorme mole di dati: anagrafi, inventari, informazioni su personale e stipendi, conti economici e statistiche delle proprie attività. Ma solo alcuni di questi dati, e ben selezionati, vengono estratti e resi fruibili per cittadini e imprese. L’Agid, che nel piano nazionale per la Crescita digitale presentato nei giorni scorsi ha dedicato un capitolo agli open data, ha concluso da pochi giorni il monitoraggio delle banche dati della Pa: il catalogo delle informazioni in possesso delle 9.400 amministrazioni mappate presenta oltre 54.000 file, gestiti tramite applicativi informatici di diversa natura. I Comuni, con i loro consorzi e associazioni, ne trattano circa 33.200 e le scuole altri 15.500.

Una stima sulla quantità dei dati open

Queste informazioni, in attesa della progressiva dematerializzazione delle Pa, vengono raccolte e gestite in formato digitale e, per motivi di privacy e sicurezza. Secondo Dati.gov.it ad oggi i file «aperti» sono 14.012, di cui 6.665 liberati da Comuni e Province, 4.804 da Regioni e Province autonome, 2.100 da enti nazionali (Istat e Inps), 114 da università e tutti gli altri da altri soggetti pubblici. Il portale governativo sugli open data,è controllato dell’Agid. «Rilasciare dati – afferma il direttore dell’Agenzia – non serve se poi questi non sono veramente accessibili, comprensibili e utilizzabili. Vogliamo che Dati.gov.it sia più semplice e diventi la piattaforma unica per tutti i dati rilasciati dalle amministrazioni. Gli open data abilitano la democrazia, rendendo i cittadini più informati e consapevoli, e la nuova imprenditoria, rilasciando dati a sviluppatori e civic hackers per realizzare nuove app e servizi».  Tra i file di dati censiti dal sito Dati.gov.it, la maggioranza di quelli resi disponibili ai cittadini e imprese sono legati alla crescita della popolazione e ai fenomeni ambientali. Affiancati da banche dati territoriali, cartografie locali, oppure statistiche demografiche.  Ci sono poi anche l’agricoltura e il turismo tra i settori più «aperti»: le finestre online si aprono, ad esempio, sull’elenco delle strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere censite dalle regioni Emilia-Romagna e Lombardia.

I dati meno accessibili

La Pa fatica un po’ di più a mettere a disposizioni informazioni in tema di salute, lavoro, trasporti e viabilità, coperti comunque da decine di banche dati accessibili. Secondo Dati.gov.it, uno dei file modificati più volte, quindi aggiornati spesso da parte dell’ente pubblico proprietario, è quello delle aree pedonali del Comune di Firenze: raccoglie l’elenco delle aree di circolazione urbane pedonalizzate, suddivisi per tipologia secondo le ordinanze dell’amministrazione. Insieme alle informazioni sulle piste ciclabili oppure sulle fermate dei trasporti pubblici, rappresentano una miniera d’oro per gli sviluppatori di app e servizi digitali. Molto raro poi trovare le informazioni relative ai conti pubblici: le spese, i bilanci e le statistiche sull’attività di governo delle amministrazioni ancora faticano a diventare open data.