Home » APPROFONDIMENTI » Sud, pazienti che migrano

Sud, pazienti che migrano

Oggigiorno, quando si necessita di cure, spesso si prende la valigia e si parte

Oggigiorno, quando si necessita di cure, spesso si prende la valigia e si parte

Non sempre le cure sono dietro l’angolo di casa: gli italiani che si vanno a curare in regioni diverse da quelle di residenza sono sempre di più. E’ questo uno dei dati più significativi che è emerso dal recente rapporto Sdo del Ministero della Salute, che elabora statistiche sulla base delle Schede di dimissione ospedaliera pervenute al Sistema Informativo Sanitario. In particolare, queste statistiche evidenziano un notevole flusso migratorio per ragioni di salute da Sud verso Nord: la regione dove questo fenomeno è maggiormente accentuato è la Calabria, con una percentuale del 18% di pazienti che vanno a curarsi in altre regioni. Anche in Campania, in Sardegna ed in Sicilia, la percentuale di pazienti “in uscita” è notevolmente maggiore di quella “in entrata”. Non trascurabile, inoltre, è la percentuale di persone che vanno a curarsi direttamente all’estero: in quest’articolo avevamo parlato del fenomeno degli anziani che sempre più spesso vanno a curarsi, per esempio, alle Canarie, a Malta, nei paesi dell’ Est Europa. Il Rapporto Sdo fornisce anche delle statistiche sui tipi di cura che più spesso i pazienti vanno a cercare in altre regioni: particolarmente alte le percentuali di persone che migrano verso Nord per curare i tumori e per sottoporsi a trattamenti di radioterapia.

Offerta sanitaria spesso carente

Tra i pazienti che varcano i confini della regione di residenza, solo una parte lo fa perché ha conoscenze altrove, oppure perché risiede proprio vicino agli stessi confini, come quando una persona che risiede ad Orte, che sta ai confini del Lazio, va a curarsi a Terni, che sta in Umbria. Il tasso di migrazione dei pazienti da alcune regioni verso altre è strettamente connesso con il livello di affidabilità delle prestazioni sanitarie:  spesso, nelle regioni menzionate sopra, chi si deve curare trova un’offerta sanitaria carente, sia dal punto di vista dell’efficienza che da quello della tempestività.

Giovani che partono, anziani che rimangono

Il recente rapporto Istat 2014 e quello del Censis “La crisi sociale del Mezzogiorno” ci forniscono alcuni dati interessanti che ci aiutano a capire perchè molte persone si vanno a curare a Nord. Prima di tutto, lo squilibrio tra anziani e giovani: succede sempre più spesso che i giovani meridionali vanno in cerca di fortuna al Nord, e pertanto non ci sono abbastanza giovani per assistere gli anziani, prima di tutto nelle famiglie, e poi negli ospedali.
Anziani al parco a Napoli. Al meridione la percentuale di anziani è in continua crescita

Anziani al parco a Napoli. Al meridione la percentuale di anziani è in continua crescita

Negli ultimi dieci anni, la percentuale di vecchi nel Meridione è aumentata addirittura del 30%, mentre nelle altre regioni è cresciuta mediamente soltanto del 4%. I molti anziani che vivono al Sud hanno anche la tendenza a rimanere meno a lungo in buona salute: nella tabellina qui sotto viene riportato il numero medio di anni in buona salute per gli uomini e le donne del Nord e del Sud.
Rapporto Istat

Troppi medici?

Altri dati significativi sono stati prodotti recentemente dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi regionali. Dall’aprile 2009 al dicembre 2012, secondo tale Commissione, in Italia si sono registrati 570 casi di malasanità, dei quali 400 purtroppo terminati con il decesso del paziente. Le regioni dove si sono rilevati più casi sono la Sicilia, la Calabria e il Lazio. Fa riflettere molto il fatto che queste tre regioni, insieme a Campania e Basilicata, siano tra le cinque regioni italiane dove il numero dei medici supera quello dei posti letto. Ciò vuol dire che nella maggioranza degli ospedali di queste regioni, spesso, lavora più di un medico per paziente. Senza che ciò, evidentemente, scongiuri errori medici anche gravi, anzi, le statistiche sembrano dire l’opposto: come si dice, quando sono in troppi galli a cantare non si fa mai giorno.