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La cooperazione per i rifugiati

(Internet)

Il Progetto Karalò

I Consorzi sociali forniscono orientamento e sostegno al lavoro

Negli ultimi giorni è esploso di nuovo il problema dei rifugiati e della loro accoglienza in Italia, contemporaneamente allo scandalo per gli atti di corruzione da parte di alcune cooperative per la gestione degli appalti in merito.

Ma tutto questo rumore, gonfiato dai media, rischia di coprire tutte le iniziative positive realizzate in questi anni dalle cooperative ed associazioni per l’integrazione di quelli che lasciano il proprio Paese a causa delle guerre o persecuzioni.

Infatti dal 2001 esiste un Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), affidato agli enti locali per la realizzazione di progetti di accoglienza ed inserimento socio-lavorativo a livello territoriale, con il supporto delle realtà del terzo settore.

E in Italia numerosi Consorzi sociali forniscono ai rifugiati servizi di orientamento e sostegno al lavoro e all’autonomia abitativa, con diversi esempi positivi di integrazione.

Abiti solidali

Tra questi Karalò, un progetto di sartoria solidale realizzato a Roma, gestito dalla cooperativa Eta Beta all’interno di un centro di accoglienza sulla via Tiburtina.

Vestiti, magliette, borse e portafogli sono realizzati con materiale da riciclo e scampoli di stoffa per donati da altre sartorie e tappezzieri della zona, con macchine per cucire arrivate grazie alla solidarietà.

Il laboratorio dovrebbe rimanere come una start up fissa all’interno del centro, così che altri rifugiati e richiedenti asilo possano usufruirne. 

E anche nel vicentino l’ atelier Nuele insegna ai rifugiati a diventare sarti. L’associazione Il mondo della città ha realizzato un laboratorio a Santorsa dove gli ospiti Sprar imparano a cucire e a disegnare modelli per realizzare abiti solidali.

Servizi per il territorio

Ma già nel 2014 era nata sempre a Roma la cooperativa C.i.sCooperative immigration service. L’impresa è costituita da soci provenienti dall’Africa Nord-occidentale ed è nata grazie al progetto Re-startup.

La giovane start up cooperativa opera nel settore dei trasporti e offre servizi di trasloco, facchinaggio, ma anche di pulizia e manutenzione del verde,  di pulizie per negozi, abitazioni, condomini, aree verdi e industriali,  in tutto il Lazio.

I migranti sono impiegati anche come guide turistiche e mediatori culturali a Napoli, accompagnando i turisti tra i vicoli del centro storico per l’iniziativa “Napoli Migranda” promossa dalla cooperativa sociale Casba e dalla Tavola Valdese.

In molti luoghi, come a Rieti e a Canelli (Asti), i rifugiati sono stati impiegati per la coltivazione di terre incolte e per la produzione e vendita diretta di agricoltura biologica.

Infine a Padova, Bologna e Firenze i profughi locali hanno lavorato come volontari per pulire le strade, i palazzi e le mense delle scuole, in collaborazione con la gente dei quartieri.