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Crowdfunding in Italia in continua crescita

Promuovere le proprie idee in rete e farsele finanziare

Promuovere le proprie idee in rete e farsele finanziare

Chi utilizza questa forma di finanziamento dalla rete

Il crowdfunding in Italia registra una continua crescita. La più importante piattaforma crowdfunding italiana si chiama Eppela, e negli Stati Uniti, grazie a piattaforme come Kickstarter e Indiegogo, la modalità di finanziamento dal basso di prodotti creativi si è diffuso negli ultimi anni fino ad arrivare a creare un movimento di milioni di dollari su progetti e idee di singoli, offrendo così una potenziale e valida alternativa ai metodi di finanziamento tradizionali. Ma chi utilizza questo tipo di finanziamento dalla rete ? Possono essere musicisti, registi, documentaristi, scrittori, programmatori di videogiochi, ricercatori indipendenti la cui farraginosità burocratica delle accademie italiane non può garantire alcun futuro, ad essere coinvolti dal fenomeno sono decine di migliaia di progetti all’anno, che nelle piattaforme di crowdfunding trovano una maniera che permette loro di creare attenzione attorno alle loro idee.

La situazione in Italia

Le cose si muovono anche da noi anche se sono ancora in molti — sia nel pubblico che negli addetti ai lavori — a non avere compreso la potenzialità e il crescente interesse del mercato italiano del crowdfunding, che con oltre 60 piattaforme di ogni tipo e ormai quasi 10 anni di esperienza, sta tentando di proporre ad artisti e creativi di ogni genere una valida alternativa di finanziamento e produzione.
Uno degli attori principali dello scenario italiano del crowdfunding si chiama Eppela e ha 4 anni di vita. Eppela si definisce come un crowdfunding reward based generalista. Il che significa che, come Kickstarter, si basa sulla logica del “tutto o niente”, lavorando sul raggiungimento completo del budget che può essere riscosso soltanto a obiettivo raggiunto.
«Eppela è nata a metà del 2011, ma ha cominciato effettivamente a funzionare a inizio del 2013», ha spiegato alla stampa Project Manager e azionista di Eppela «Il primo anno e mezzo lo abbiamo speso più attività di comunicazione e di divulgazione di cosa fosse il fenomeno crowdfunding, con notevole difficoltà nel far comprendere e accettare quale fosse il sistema. Difficoltà che si sommano a quelle relative alle modalità di pagamento online — limitate in quel periodo solo a paypal — e, più in generale, al digital divide, che in Italia è un problema che persiste, anche se piano piano le difficoltà si stanno attenuando». Nel primo anno e mezzo di attività Eppela ha generato 150mila euro di investimenti sui progetti, una cifra molto bassa. Dal 2013 le cose sono cambiate, in primis perché è cambiato il sistema di pagamento, che si è allargato anche alle carte di credito. Così, nel 2013, abbiamo generato circa 1 milione e mezzo di euro di investimenti. Nel 2014 c’è stata un’ulteriore crescita e siamo arrivati intorno ai 10 milioni di investimenti, con un ottimo tasso di crescita, il cui trend si è confermato nel 2015, visto che nel solo primo quadrimestre abbiamo generato una raccolta di quasi 7 milioni.

La differenza con altre piattaforme straniere

La piattaforma americana Kickstarter può offrire una platea di potenziali investitori molto più grande di quella italiana ma un progetto su Kickstarter è uno tra mille, ed è quindi molto difficile riuscire a farselo finanziare.
A breve Kickstarter si aprirà comunque anche al mercato italiano. La differenza con Eppela però è che se si lancia un progetto su una piattaforma come Eppela e si ha bisogno di aiuto, consulenza o sostegno, si può scrivere ed ottenere entro un’ora e mezza una risposta, mentre su Kickstarter si hanno solo a disposizione dei tutorial.