Home » APPROFONDIMENTI » Ospedali psichiatrici giudiziari, un aggiornamento

Ospedali psichiatrici giudiziari, un aggiornamento

Ancora rinviata la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari

Ancora rinviata la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari

Una chiusura di nuovo ritardata…

Ospedali psichiatrici giudiziari, un aggiornamento dopo un altro nostro articolo in cui se ne annunciava la chiusura. Cosa che non è avvenuta. Il Comitato Stop Opg (Ospedali psichiatrici giudiziari) ha dichiarato alla stampa: “Ritardi vergognosi. Urgente commissariare le Regioni inadempienti”. A poco meno di 6 mesi dalla data fissata per la chiusura degli Opg, 230 persone sono ancora internate nelle 5 strutture ancora aperte sul territorio nazionale. “Assistiamo ad un boicottaggio che sta ostacolando l’avvio della riforma. Quasi tutte le regioni si sono concentrate sull’attivazione delle Rems ma è l’offerta di Progetti terapeutici individuali che permette di evitare la misura detentiva e optare per misure alternative più efficaci per la cura e la riabilitazione”.  Sono passati sei mesi dal 31 marzo 2015, la data fissata dalla legge per la chiusura degli Opg, 230 persone sono ancora internate nei cinque manicomi giudiziari superstiti (Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino, Napoli, Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto) e altre 220 sono internate a Castiglione delle Stiviere, l’ex Opg che ha solo cambiato targa in Rems. Circa 300 sono gli internati detenuti nelle Rems attivate in alcune regioni, mentre non è noto quante siano le persone destinatarie di una misura di sicurezza non detentiva.

Cosa chiedono gli operatori

Cosa bisogna fare:
1. Procedere con l’immediato Commissariamento delle regioni inadempienti, per riportare nei binari giusti il processo di chiusura-superamento degli Opg. Si tratta di organizzare le dimissioni dagli Opg, per chiuderli davvero e rapidamente, e di attuare correttamente la legge 81: privilegiando percorsi di cura con misure alternative alla detenzione in Rems (o in carcere). Il che implica un lavoro con la magistratura e i servizi. E la destinazione delle risorse (finanziarie, strutturali, di personale, ecc) piuttosto che alle Rems ai servizi socio sanitari di salute mentale per garantire progetti di cura e riabilitazione.
2. Approvare un atto che impedisca – o renda eccezionale – l’invio della misura di sicurezza provvisoria in Rems, già così calerebbero drasticamente le presenze.
3. Avviare la discussione per abolire il “doppio binario”, retaggio del codice Rocco, che separa il “reo folle” dal “reo sano”, destinando l’uno all’Opg/Rems l’altro al carcere.

L’allarme era già stato lanciato dalla Società italiana psichiatria, la Sip, che si è battuta contro gli «ergastoli bianchi» e per la chiusura degli «Opg-lager». «E’ un pasticcio»,  disse ad aprile alla stampa il segretario nazionale «Ma è chiaro che serve una modifica del codice penale che, in caso di vizio totale o parziale di mente, consenta di detenere e curare in case circondariali le persone più gravi».