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La Lombardia crede nella cooperazione

Il Palazzo Pirelli sede storica del governo della Regione Lombardia

Il Palazzo Pirelli sede storica del governo della Regione Lombardia

Mentre la Regione Lazio ed il Comune di Roma la smantellano, il Pirellone investe in cooperazione, in particolare quella sociale

Il presidente Anac Cantone, con una dichiarazione che ha fatto discutere, motu proprio ha eletto Milano capitale morale della Nazione, grazie ai passi avanti fatti nella trasparenza per gli appalti dell’Expo (dimenticando forse, però, quanto era accaduto praticamente in corso d’opera) e asserito che Roma, la capitale della Politica, mancano gli anticorpi contro la corruzione. Allora questo probabilmente spiega perché, mentre nel Lazio e a Roma la politica, la pubblica amministrazione ed i media main stream e fanno guerra senza quartiere all’impresa sociale e al terzo settore mettendo in ginocchio il welfare, la Regione Lombardia, guidata dal centro destra, attraverso una legge regionale in via di approvazione investe con determinazione nella cooperazione, riservando il 5% di tutti gli appalti di enti regionali, inclusi quelli della sanità, alle cooperative sociali e prevedendo per esse anche la possibilità di concessione agevolata di immobili di proprietà regionale da utilizzare a fini strumentali per l’erogazione di servizi. Non solo, la regione riserva anche fondi per le cooperative di lavoratori che rilevano aziende in crisi, il cosiddetto “worker buyout”, per le imprese cooperative di under 35 e per quelle che fanno innovazione sociale. Il tutto in un ottica in cui lo svantaggio è ricompreso a 360 gradi perché «quando parliamo di soggetti svantaggiati – spiega Carlo Malvezzi, consigliere lombardo relatore della legge – non ci riferiamo per forza a persone con problemi di salute, ma anche semplicemente a ultra 50enni che hanno perso il lavoro e che faticano a ritrovarlo, cosa molto frequente in questi anni di crisi». L’iniziativa del Pirellone non stupisce visto che cooperazione in Lombardia significa oltre 11 mila imprese per più di 200 mila addetti e conferma come nel Lazio, al contrario di quanto accade nella regione più ricca d’Italia, non c’è una visione di prospettiva per lo sviluppo economico sostenibile, equo e partecipato dal territorio e dalle comunità. Basato, appunto, sulla cooperazione e sull’impresa sociale.