Home » APPROFONDIMENTI » Bullismo on line, un'indagine

Bullismo on line, un'indagine

Bullismo on line e altre molestie 2.0

Bullismo on line e altre molestie 2.0

Bullismo on line, sexting ed altre molestie via web

Bullismo online,  purtroppo prendono quota contenuti violenti e sexting e, per quanto le autorità e associazioni stiano facendo fronte comune per limitare il fenomeno, questo è in crescita. La fotografia attuale attuale degli adolescenti italiani dice che l’88% di loro (tra i 9 e i 17 anni) utilizza dispositivi mobili per accedere, quotidianamente, ai social network e ad applicazioni di messaggistica istantanea, di solito  WhatsApp. Contenuti violenti e razzisti, così come dai dati raccolti dalla ricerca che il Family Online Safety Institute (FOSI) ha svolto tra 350 giovanissimi, sono all’ordine del giorno e raggiungono il 44% dei ragazzi trai i 15 e 17 anni, posizionandosi con incidenza minore (36%) tra i giovani di 13-14 anni. C’è più di una possibilità su tre che tra le vittime ci sia il figlio di uno di quei genitori che sta leggendo questo articolo. Il bullismo, che tocca il 9% dei giovani, non trova nell’online un buon veicolo ma questo non vuole dire che le vittime non ne risentano in modo negativo, è e resta una delle piaghe più dolorose per i giovani. Il sexting, lo scambio di messaggi e immagini con forti richiami sessuali, è un problema che sentono soprattutto dalle ragazze che riescono però a minimizzare, confinando la natura esplicita degli scambi a qualcosa di assimilabile ad uno scherzo del pessimo. La piattaforma per eccellenza è Facebook e, nonostante le vittime (15%) siano per lo più collocate nella fascia di età compresa tra i 15 e i 17 anni, non si può fare finta che non si tratti di una pesante invasione della sfera personale. Fa forse più paura il fatto che nel 3% dei casi ne siano toccate anche le ragazze in età pre-adolescenziale (11-12 anni) ma il filo conduttore è sempre il medesimo, l’addentrarsi in un terreno – quello delle richieste sessuali – che male si confà all’età e al contesto.

Il ruolo della famiglia per prevenire

L’attenzione da parte dei genitori deve sempre essere alta. La rete apre le porte ad una vasta categoria di persone, non tutte mosse dalle migliori intenzioni. Uno studio condotto dal National Center for Missing and Exploited Children (Virginia, Usa) sostiene che un giovane su 7 (14%) ha ricevuto messaggi di natura sessuale da perfetti sconosciuti. Tra le minacce percepite non c’è solo quella di natura sessuale e Facebook (o le reti sociali) non sono gli unici scenari in cui le minacce si consumano. Dalle informazioni raccolte dagli esperti si legge che altri luoghi virtuali sono terreno fertile per i meno scrupolosi: tra questi le chat – presenti come supporto di interazione anche sui siti di giochi – e che i predatori intavolano discorsi incentrati anche su armi e droghe. La nona conferenza “Safe Internet”, chiusasi a Varsavia il 23 settembre, rilancia i rischi: oltre all’immancabile sesso e alla violenza, cresce il fenomeno dell’istigazione all’odio, puntando sulle relative potenzialità discrezionali dei giovanissimi.  La famiglia, anche se poco abituata all’uso delle tecnologie, può fare molto per l’educazione online dei giovani.