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Cooperativa Capodarco, l'orgoglio di 40 anni di cooperazione sociale

Immagini di un reportage Rai degli anni '70 sull'inserimento lavorativo di persone con disabilità in Capodarco

Immagini di un reportage Rai degli anni ’70 sull’inserimento lavorativo di persone con disabilità in Capodarco

Il 25 novembre del 2015 la cooperativa sociale Capodarco compie 40 anni confermandosi una delle realtà cooperative più longeve nella storia imprenditoriale italiana. Cerchiamo di raccontare i punti salienti della sua storia dalla nascita ad oggi.

È il 1975. Nello stesso anno in cui la cooperativa sociale Capodarco muove i suoi primi passi, un giovanissimo Bill Gates negli Stati Uniti fonda la Microsoft Corporation, Federico Fellini vinceva l’Oscar con “Amarcord”, con la legge 151/75  in Italia viene riformato il diritto di famiglia che sancisce la parità giuridica fra coniugi, gli USA vengono sconfitti e si ritirano dal Vietnam. Sempre in Italia, gli “anni di piombo” sono in pieno svolgersi con vittime tra ragazzi attivisti di sinistra, di destra e tra le forze di pubblica sicurezza.

Tutto questo accade, mentre, in una periferia romana, alcuni ragazzi, provenienti dalla parrocchia di Montesacro in cui era sacerdote, si avvicinavano alle esperienze vissute da Don Vinicio Albanesi presso la Comunità di Capodarco, nata quasi 10 anni prima, nel 1966, nella cittadina marchigiana di Capodarco di Fermo, per iniziativa di Don Franco Monterubbianesi.  Proprio quando i loro coetanei facevano scelte differenti, di contrapposizione, anche violenta, ideologica e contro lo Stato, loro scelsero la costruzione attiva della solidarietà, iniziando per primi a parlare della condizione di disabilità non come una vergogna da vivere in casa e in solitudine, ma come una situazione esistenziale esigibile di diritti al lavoro, alla socialità, alla pienezza del vivere. 

Don Vinicio Albanesi che promosse tra i giovani Romani della sua parrocchia a Montesacro i valori e l’esempio della Comunità di Capodarco di Fermo

La Comunità di Capodarco del resto è a tutt’oggi un’associazione senza fini di lucro impegnata nell’accoglienza di persone in condizione di grave disagio ed è organizzata in una comunità generale e in comunità locali, composte da soci e dotate di propri organi direttivi. Il nucleo originario che fondò la comunità crebbe rapidamente dai 13 membri iniziali rapidamente ai 100 che già si contavano nel 1970 grazie all’apporto di molti volontari e di altre persone con disabilità che sposarono il progetto.

Fin dai suoi inizi la cooperativa sociale Capodarco è quindi un’esperienza che affonda quindi le sue radici più profonde in una storia fatta di lotta ed impegno in difesa dei diritti delle persone con disabilità e che guarda con determinazione e fiducia ad un futuro in cui la società, anche grazie ai suoi sforzi, sia finalmente per tutti. Una storia di persone, di sogni, visioni, sacrifici, sconfitte e vittorie che in qualche modo ne fanno il precursore e l’emblema dell’impresa sociale che fa integrazione lavorativa in Italia.

È infatti sulla scorta di questa esperienza di volontariato che a Roma nel 1975, quando nascono le prime cooperative sociali in Italia, viene fondata la Cooperativa Capodarco. All’inizio era un laboratorio di ceramica con sede in un capannone occupato sulla via Appia che dava occupazione a circa una ventina di persone con disabilità.

Nel giro di una decina d’anni dalla nascita, tra il 1975 e il 1985, questa esperienza d’inclusione sociale e lavoro della Cooperativa romana, che nel frattempo da laboratorio si è trasformata in fabbrica, già garantiva l’occupazione di una quarantina di persone con disabilità fisica e psichica. Nella seconda metà degli anni ottanta, però, con l’arrivo sul mercato della Cina, lentamente l’offerta di Capodarco nel settore della ceramica perde competitività e la cooperativa deve reinventarsi per superare la crisi.

I Cup, uno dei servizi che hanno cambiato radicalmente la cooperativa Capodarco

I Cup, uno dei servizi che hanno cambiato radicalmente la cooperativa Capodarco

È proprio in quel periodo del resto, che la cooperativa compie il salto di qualità, quando, per diversificare le proprie attività ed affermare il modello d’impresa sociale che ha consolidato, Capodarco dà vita al Consorzio Sociale Co.In, creato allo scopo di contribuire alla nascita e allo sviluppo di nuove cooperative sociali d’inserimento lavorativo. La crescita delle nuove imprese e del Consorzio che le organizza, trova solide basi nell’esperienza maturata in anni d’impegno imprenditoriale dei soci lavoratori e coincide immediatamente con l’offerta di servizi innovativi, soprattutto nella consulenza per l’abbattimento delle barriere architettoniche e nell’offerta di servizi per il turismo per tutti al Comune di Roma. Nel 1991, inoltre, arriva la legge 381, che riconosce il ruolo delle cooperative sociali e ne disciplina il funzionamento.

Come del resto come sollecitato dalla legge 381/91, il Cispel, l’organizzazione che riunisce le aziende municipalizzate, stipula quindi dei protocolli di intesa con Comuni e le Regioni. A Roma viene approvata una delibera di intenti. Nel 1996, la legge regionale 24 istituisce l’albo delle cooperative sociali e da cui parte per la cooperativa Capodarco parte un nuovo percorso che, da esperienza almeno in parte ancora legata alla produzione industriale, la trasforma in una vera società di servizi anche attraverso la formazione e riqualificazione professionale dei soci lavoratori.  Grazie a questo grande sforzo di riconversione della produzione e della forza lavoro, in breve tempo arriva la prima guida dell’accessibilità degli edifici pubblici a Roma e delle convenzioni con Aziende Sanitarie Locali.

La prima è con la Roma C, per servizi amministrativi e di sportello con in cui la cooperativa inserisce 12 soci. Poi, con la Roma E, l’inserimento di persone provenienti dai centri di formazione professionale Comunità di Capodarco, in coerenza con lo spirito che aveva dato vita ormai oltre venti anni prima alla cooperativa. Non è solo inserimento lavorativo, ma anche innovazione nei servizi. Proprio alla Roma C, infatti, si sperimenta un prototipo di servizio di prenotazione telefonica nell’ambito del Centro Unico di Prenotazione della Asl, esteso poi anche al Policlinico Universitario l’Umberto I. È sul finire degli anni Novanta che Capodarco, a partire dalle esperienze e dalle competenze acquisite attraverso queste prime sperimentazioni, elabora per Roma un progetto originale di servizio unico e centralizzato di prenotazione telefonica delle prestazioni sanitarie in occasione del Giubileo del 2000. Si tratta del primo nucleo di quello che, per sviluppi successivi, diverrà nei primi anni del nuovo secolo il ReCup, il servizio di prenotazioni delle prestazioni sanitarie della Regione Lazio, considerato, anche all’estero, all’avanguardia e un fiore all’occhiello della sanità italiana.

Il Recup del Lazio, il servizio avanzato di prenotazione di prestazioni sanitarie realizzato da Capodarco

Il Recup è infatti più grande centro di prenotazione realizzato in Italia fino ad oggi, nel quale confluiscono oltre 20.000 agende delle prestazioni ambulatoriali di visite specialistiche e diagnostica strumentale fornite da 20 aziende ASL e Ospedali Pubblici e che gestisce più di 6 milioni di contatti telefonici all’anno.

Sono passati 40 anni ed oggi nella cooperativa sociale Capodarco lavorano circa 2.000 soci-lavoratori, tra tecnici, impiegati, operatori informatici e di Contact center, addetti a segreterie e servizi di prenotazione, esperti in servizi di inclusione sociale e lavorativa. Soci che lavorano al Recup, per Superabile Inail, agli sportelli Cup, negli uffici amministrativi al pubblico, di back-office delle Asl e degli ospedali, nei servizi di risposta telefonica per i numeri verdi.
Soci che si affiancano a quelli inseriti nei vari servizi ed uffici centrali indispensabili alla gestione del personale, al funzionamento delle commesse, allo sviluppo e alla crescita della nostra cooperativa attraverso la ricerca, lo sviluppo, la progettazione, il marketing e la comunicazione. Il tutto innovando ed investendo in nuove idee, competenze e tecnologie.
Ben 800 dei nostri soci lavoratori,  ben il 40 per cento, sono persone con disabilità che hanno avuto la possibilità di lavorare inseriti in un processo di inclusione in un ambiente accessibile e adeguato. Un’impresa al 70 per cento al femminile e con una percentuale sopra alla media di ogni settore produttivo di under 35 impiegati.
Questi sono i numeri che fanno della Capodarco la più grande impresa sociale d’Italia ed una realtà in grado di poter competere sul mercato nazionale ed europeo in settori di terziario avanzato con competenze e tecnologie di primo piano in grado di coniugare efficienza, capacità e risposte a bisogni sociali.
Una società che, anche nelle più grandi difficoltà, e sono tante quelle che attraversa, ha avuto la capacità di organizzarsi per far fronte ad evoluzioni di mercato, alle emergenze, a stati di crisi, a rotture interne e che, ci auguriamo, al di là dei passaggi generazionali, del turn over e delle indispensabili trasformazioni che ci aspettano saprà sempre trovare la strada migliore, nel rispetto dei valori fondanti coniugando solidarietà e competitività .
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Perché ricordare oggi la nostra storia? Non per una semplice, se pur importante, come sono 40 anni di vita, ricorrenza. Ma anche per rivendicare con orgoglio la nostra posizione nel panorama imprenditoriale italiano dove, nonostante la fortissima crisi economica che ancora ci attanaglia, siamo rimasti sul mercato perché abbiamo una idea e, soprattutto, una visione differente di mercato e d’impresa: dove nessuno viene lasciato indietro e dove, quando necessario, si ricorre alla condivisione orizzontale dei sacrifici da affrontare. Un orgoglio ed una determinazione a non interrompere il nostro percorso tanto più da sottolineare, oggi, sotto l’attacco da parte di chi vuole annichilire la buona cooperazione e l’impresa sociale nel nostro Paese.

Auguri, buon quarantennale a tutti i soci lavoratori. Con orgoglio.