Home » APPROFONDIMENTI » Integrazione socio-sanitaria, accordo tra Confcommercio e Confindustria

Integrazione socio-sanitaria, accordo tra Confcommercio e Confindustria

Nuove formule per l'integrazione socio sanitaria

Nuove formule per l’integrazione socio sanitaria

Integrazione socio-sanitaria, la proposta di una formula diversa

Integrazione socio-sanitaria, si parte da un accordo tra Confcommercio e Confindustria. Per la sostenibilità futura della sanità pubblica Confindustria e Confcommercio hanno deciso di lavorare insieme a una proposta di riforma del sistema sanitario che integri la sanità pubblica con quella complementare. E come spiegato nella presentazione della proposta che si è svolta nelle scorse settimane a Roma, l’obiettivo è uno sviluppo in direzione che non andrebbe a smantellare il Ssn, tutt’altro, poiché sarebbe sinergico e in grado di fornire anche risorse economiche nuove. Per funzionare, hanno detto gli intervenuti all’incontro, la riforma va accompagnata da incentivi fiscali: «per le aziende che versano quote per la sanità complementare, a beneficio del proprio personale, vanno previsti sgravi Irap proporzionalmente a quanto versato ed esonero contributivo totale sulle quote», come si legge nella proposta. Oggi tutto il welfare sanitario vale l’11,5% del Pil e dà lavoro direttamente e indirettamente a oltre 2 milioni e mezzo di cittadini. Con un potenziale di crescita che significa ancora più ricchezza per il paese e lavoro per imprese e operatori. In questi anni di crisi, la sanità ha creato in Europa  1,6 milioni di posti di lavoro. Le prospettive del peso della sanità in Italia e non solo è di crescita, uno sviluppo esponenziale come fotografato anche dai dati Ocse. In questo contesto la sanità integrativa oggi assiste in Italia oltre 4,5 milioni di cittadini. Quella italiana è la spesa pubblica tra le più basse del mondo occidentale a fronte di una spesa out of pocket privata tra le più elevate. La spesa che oggi i cittadini sostengono di tasca propria è di 32 miliardi di euro stimati, la più alta al mondo con 530 euro pro capite all’anno, ma grazie allo sviluppo del secondo pilastro diventerebbe spesa intermediata dai fondi in maniera strutturale. In questo modo si potrà favorire: un recupero di gettito sulla spesa sanitaria non tracciata; una maggiore efficienza del sistema sanitario nazionale; un’educazione del cittadino alla spesa sanitaria; un ingresso di risorse private verso il sistema sanitario.

La spesa pubblica e la spesa per la sanità integrativa

Ha spiegato alla stampa il numero uno di Confcommercio, Carlo Sangalli: «Abbiamo deciso di avviare un cammino comune con Confindustria per offrire al Governo e al Paese una proposta di riforma complessiva che, oltre ad efficientare la spesa pubblica, includa una progressiva revisione delle agevolazioni fiscali per la spesa privata, che potrà diventare più trasparente anche con il ruolo di “cerniera” dei fondi sanitari». Sono insomma maturi i tempi per dare alla sanità integrativa «un ruolo importante, che va valorizzato e sostenuto, che va compreso e sussidiato, attraverso quel meccanismo fondamentale di sussidiarietà orizzontale previsto dalla nostra costituzione», ha precisato Sangalli nel suo intervento di apertura.
Da tempo infatti si discute su come intervenire nel capitolo della sanità integrativa. E in questo senso, ha spiegato, va valorizzato « quanto di buono e di utile hanno finora hanno saputo realizzare i corpi sociali, in modo autonomo e spesso da battistrada. Sarebbe davvero ingiusto relegare le nostre attività e le nostre iniziative solo come a un nuovo ambito da vigilare». Per questo, l’invito alla politica e alle istituzioni è diretto: «siamo pronti a fare la nostra parte per contribuire ad un confronto serio e aperto sulla prospettiva di integrazione dei due pilastri, dentro un nuovo scenario da disegnare con il Governo su obiettivi di sostenibilità complessiva e di medio lungo periodo» Per il direttore generale di Confindustria , «L’importanza di questa riforma è evidente se si considera che il welfare sanitario, e la connessa filiera imprenditoriale di produzione e commercializzazione di beni e servizi, rappresenta un settore economico dal potenziale di crescita enorme che vale l’11,5% del Pil con oltre 2,5 milioni tra addetti diretti ed indiretti. Efficientarne le componenti è quindi precondizione per un impulso forte ad una crescita, anche economica, del settore». In un momento in cui «la spesa per la sanità pubblica decresce , mentre la domanda di assistenza cresce, il tema della sostenibilità chiede idee innovative e percorribili», ha sostenuto Panucci «Senza sottovalutare il tema delle risorse che con un’integrazione virtuosa tra i due pilastri si potrebbero sprigionare a beneficio dei cittadini stessi».