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Nell’ateneo di Trento si stampano protesi in 3D da donare in Asia

 

L’ateneo Trentino promuove un progetto per stampare in 3D protesi da donare in beneficenza

L’ateneo Trentino promuove un progetto per stampare in 3D protesi da donare in beneficenza

Grazie al progetto e-NABLE  si possono realizzare protesi plastiche a basso costo, da spedire nei Paesi in cui la richiesta è molto alta, soprattutto in campo chirurgico infantile.

Nata come idea di un paio di appassionati di stampa 3D, E-Nable è diventata la più grande rete internazionale di volontari impegnati nella realizzazione di protesi anatomiche a basso costo, da donare a persone bisognose.

Fondata nel 2013 al Rochester Institute of Technology USA, oggi conta migliaia di persone e finora ha realizzato e fornito gratuitamente in 37 Paesi circa 1.500 mani in 3D, soprattutto per bambini.

La stessa Google ha deciso di sovvenzionare l’organizzazione con 600.000 dollari nel suo programma Google Impact Challenge. E oggi, la fondazione ha trovato un altro importante partner nella lotta per aiutare i bambini di tutto il mondo.

Come si evince dal loro sito,  chiunque può aiutare qualcuno bisognoso di una protesi, ed iniziare a personalizzare uno dei progetti della fondazione, usando l’app Hand-O-Matic dal sito youmagine.com. Grazie a questo accordo, 3DSystems e ECF sono ora in collegamento con quattro laboratori universitari, coinvolti nel progetto.

Otto studenti, iscritti all’ultimo anno del corso di laurea magistrale in Ingegneria dei Materiali, presso  la Facoltà di Ingegneria  di Trento, nonché volontari dell’associazione e-NABLE stanno lavorando nei loro laboratori per mettere a punto alcune protesi per persone del continente asiatico che hanno malformazioni o hanno subito amputazioni. Una protesi dovrebbe essere stata già consegnata, mentre un’altra  sta per arrivare a destinazione.

Gli studenti , entusiasti del lavoro svolto sin ora, si stanno attivando per cercare uno sponsor che possa  coprire le spese vive di produzione e poter così regalare altre protesi.

«Quando il professor Migliaresi a lezione ci ha parlato di questa associazione, ci siamo subito entusiasmati – racconta uno degli studenti in un intervista alla stampa -.  Ci sembra un’iniziativa bellissima poter realizzare con delle stampanti 3D protesi da regalare a bambini in difficoltà. E così ci siamo subito messi al lavoro. Abbiamo prodotto per ora due protesi complete. La prima ci ha permesso di capire quali erano i punti strutturalmente deboli che sono stati migliorati, la seconda è quindi perfezionata e rispecchia il modello che pensiamo di produrre in maggior quantità».

«Siamo in contatto con associazioni che operano in campo umanitario e che fungeranno da punti di diffusione delle nostre protesi a chi ne abbia bisogno. In Paesi come Vietnam e Laos si riscontra una consistente richiesta di mani prostetiche poiché i bambini del luogo devono far fronte a problemi come malformazioni di natura genetica, ad amputazioni per incidenti lavorativi o dovuti alla presenza di mine antiuomo nel territorio (spesso a forma di giocattolo) che tuttora danneggiano o addirittura distruggono il futuro di questi bambini» aggiunge un altro studente intervistato dalla Voce del Trentino . Uno dei punti di forza del metodo di stampa  3D è il basso costo, e la possibilità di ristampare la protesi durante la crescita del bambino.