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Quest’anno la città più “smart” è Peterborough

La cattedrale di Peterborough

La cattedrale di Peterborough

Peterborough, una città poco a nord di Londra, si aggiudica l’edizione 2015 del “World Smart City Award”

Al mondo ci saranno molte città più grandi e/o famose, ma quest’anno, la città che ha dimostrato di essere più “intelligente” è stata Peterborough, una città di 180000 abitanti che si trova 137 Km a nord di Londra. Tale città si è infatti aggiudicata l’edizione 2015 del “World Smart City Award” che è stato assegnato nel novembre dello scorso anno a Barcellona. Il premio viene assegnato ogni anno alla città del mondo che si rivela più “smart”, ovvero che impiega tecnologie avanzate sia dal punto di vista del consumo energetico, sia da quello della semplificazione della vita quotidiana dei cittadini, che vengono spesso coinvolti ed interpellati al fine di comprendere le loro priorità. Questo concetto è stato sottolineato da Cécile Faraud (foto in basso al centro), una delle fautrici della trasformazione della città di Peterborough, in un’intervista a Susan Llewelyn Leach sul sito www.citiesofthefuture.eu: “Per quanto il concetto di ‘smart’ tende ad essere incentrato sulla tecnologia, il nostro approccio pone i cittadini al centro: infatti noi chiediamo loro quali sono le loro problematiche e cosa, a loro parere, necessita un intervento“.

Tre rappresentanti della città di Peterborough che esibiscono il riconoscimento ottenuto. Al centro Cécile Faraud

Tre rappresentanti della città di Peterborough che esibiscono il riconoscimento ottenuto

Una piattaforma online per incontrarsi e per risolvere i problemi

Secondo la Faraud le istituzioni devono avere una funzione catalizzatrice: il loro ruolo deve essere quello di riunire settori e gruppi di persone che, lasciati a se stessi, non avrebbero modo di incontrarsi, e di far nascere nuove collaborazioni. “Quando si mettono delle persone nella stessa stanza, le idee spuntano fuori in modo naturale” afferma la Faraud. Il sito Brainvawe Innovation, gestito dall’amministrazione cittadina, rappresenta il principale luogo d’incontro di queste entità. Esso si presenta come “Una piattaforma online per  sviluppare, condividere e discutere le proprie idee riguardo le problematiche principali che deve affrontare la città di Peterborough”. Su questo sito, le persone segnalano tutto quello che a loro giudizio non funziona, e i gestori forniscono delle soluzioni. Ad esempio, diverse persone hanno segnalato che in inverno, tenendo le porte dei negozi aperte, si disperde troppo calore: i gestori hanno proposto come soluzione una “air curtain” (“cortina d’aria”), ovvero un getto d’aria calda che esce in prossimità dell’uscita del locale e lo isola termicamente.

Un nuovo modello economico: “la città circolare”

Un’altra problematica che ha trovato soluzione grazie a questo schema riguarda il riciclo delle confezioni dei chicchi di caffè che un’azienda locale, la Masteroast, stava gettando tra i rifiuti in quantità massicce.  L’azienda non sapeva che farsene di tali rifiuti e li inviava in discarica, con effetti negativi sia dal punto di vista economico che ambientale.

Le borse di chicchi di caffè della Masteroast

Le borse di chicchi di caffè della Masteroast

A questo punto l’azienda Masteroast ha chiesto aiuto sul sito Brainvawe Innovation e sono entrati in gioco due imprenditori, che hanno creato un nuovo business intorno a queste confezioni, alla loro ricucitura e al loro riutilizzo. Tale modello economico, che punta a creare dei cicli produttivi che riutilizzano tutto e non mandano nulla in discarica, viene chiamato “città circolare”. 

Il ruolo delle istituzioni

Indubbiamente i cittadini e le imprese non possono che beneficiare di questo spazio nel quale dialogare e ricevere supporto e consulenza, ma c’era bisogno dell’intervento governativo per creare un sistema simile? Secondo la Faraud. si: “Nelle città si stanno già verificando numerosi esempi di ‘economia circolare’, ma le istituzioni possono giocare un ruolo determinante nel dare loro visibilità, mettendo le persone nelle condizioni di condividere quello che stanno facendo e scambiare conoscenze ed esperienze“.