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Ruspe al centro Baobab: uno sgombero previsto da tempo

 

Sgomberato ancora il Baobab

di Maria Antonietta Mastrangelo

Cacciate dal presidio romano 150 persone. Divisi i cittadini romani. L’unione inquilini è a favore di un’accoglienza di persone bisognose. Il Comitato Cittadini Stazione Tiburtina invece sono a favore dello sgombero da parte della Questura, per una migliore vivibilità del quartiere. Un’azione di “pulizia” da quelle che Salvini definisce “zone franche, senza Stato e legalità”, contro gli attivisti i quali promettono la loro presenza nei luoghi della marginalità.

Sgomberato il presidio Ex Baobab di piazzale Maslax. Ne parla tra gli altri  Vita

Secondo una prima stima dell’agenzia Dire, sarebbero circa 150 le persone trovate  dalla Polizia all’interno del presidio. Circa 120 quelli che sono stati portati in via Patini presso gli ufficio immigrazione della Questura di Roma, per le identificazioni. Gli altri 30 sarebbero invece richiedenti asilo o persone con regolari documenti di riconoscimento che sono state allontanate.

Terminato l’allontanamento delle persone nel presidio, è entrata in azione la ruspa che ha abbattuto le baracche di fortuna dei migranti sgomberati.

Salvini aveva promesso l’eliminazione di zone franche come egli stesso le ha definite e di uno stato di illegalità dilagante nella città di Roma.

Ora ci penserà lui e il Campidoglio ha completamente avallato la sua decisione; i rappresentanti e i volontari dell’ex Baobab presenti in piazzale Maslax dove sono state ultimate le operazioni di sgombero dell’area, hanno affermato che  tra le molte persone vi era anche una famiglia italiana.

Le persone presenti al Baobab sono poveri e i volontari non chiedevano il passaporto a quanti chiedevano un rifugio, fermo restando che migrare non e’ contemplato tra i reati.

Gli attivisti non hanno mai nascosto di essere contro il decreto Minniti e ora contro quello Salvini.

Alla domanda ‘Che fine faranno i migranti sgomberati?’, A. Costa uno dei responsabili di Baobab Experience ha risposto: “Quelli che non subiranno provvedimenti ci troveranno come sempre vicino alle stazioni o nei luoghi della cosiddetta marginalita’”.

 

Si tratta di una caccia ai poveri  che continua senza tregua. Lo comunica in una nota stampa l’Unione Inquilini Roma. Il segretario romano Fabrizio Ragucci afferma che l’azione coatta della Prefettura ha deciso di mettere fine a al progetto del Baobab Experience, diventato un punto di riferimento a Roma.

Ora ci si chiede come intenda  intervenire il Comune di Roma, non basta sgomberare.

E’ del tutto evidente che la Sala Operativa Sociale non può continuare a essere l’unico strumento del Comune di Roma.

Oramai la SOS sembra essere l’unica possibilità per un Comune incapace di trovare soluzioni e violento nelle pratiche. si  attendono di conoscere le sorti delle persone condotte in via Patini.

Di tono diverso invece le dichiarazioni del Comitato Cittadini Stazione Tiburtina: essi accolgono con enorme favore lo sgombero di Baobab da parte della Questura: non e’ il primo sgombero che viene fatto e confidano che questa sia la volta buona per fermare definitivamente quella che definiscono un’associazione criminale che devasta con le proprie occupazioni interi quartieri.

Il Comitato afferma inoltre che, li hanno “subiti” in Via Cupa dove a causa loro, chiusero il 90% delle attività commerciali e il valore delle case si ridusse del 70%, così come alla Stazione Tiburtina, dove la tendopoli abusiva era diventata la meta e il rifugio di criminali di ogni tipo in fuga da controlli.

Essi confidano insomma che la Questura non si fermi allo sgombero, ma che blocchi una volta per tutte i vertici dell’organizzazione e che revochi anche tutti gli incarichi che Baobab ha proprio negli uffici immigrazione del Ministero degli interni.

Il timore dei residenti e’ che anche questa volta, l’unico effetto dello sgombero sia lo spostamento dell’accampamento ad altro angolo della Stazione.

Un’azione dovuta a loro detta, alla capacità di adattamento di Baobab e le ingenti risorse economiche che pubbliche amministrazioni quali la Regione Lazio mette a disposizione per le loro attività.

Ancora una volta un esempio di sentimenti di rifiuto e intolleranza che si esprimono attraverso tali dichiarazioni.

Si tratta di muri ideologici, costruiti su false convinzioni, radicate nel tempo e nello spazio, informazioni distorte che definiscono un sovranismo dilagante a tutti i livelli sociali (fomentato dall’attuale politica).

Un populismo diffuso anche attraverso le attività dei media e dei social network, terreni fertili per haters, con i loro discorsi d’odio e dei fakers che vivono grazie ai like e alle condivisioni sui social, di notizie false senza alcun riscontro concreto.

Una deriva pericolosa, non percepita dagli stessi italiani, che continuano a chiudersi a riccio, all’interno di una politica che auspica non il sovranismo popolare (espressione di una democrazia che si realizza nella sua Repubblica e citata nella Costituzione), quanto piuttosto, al ritorno ai regni e ai suoi monarchi (ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale ndr.), in cui l’italiano medio ha l’illusione attraverso l’interazione virtuale, di applicare una forma di democrazia diretta, mentre attraverso il web i politici di oggi, esercitano un controllo delle masse, attraverso una delegittimazione delle competenze, mediante campagne architettate in rete.

Vedremo cosa ci riserva il futuro.

 

 

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