Piano di azioni per la salute mentale 2022/24

È stato presentato a dicembre scorso il nuovo Piano di azioni per la salute mentale 2022-2024,  Salute e inclusione, che individua e definisce gli obiettivi e le azioni necessarie per potenziare e qualificare l‘assistenza a tutela della salute mentale della persona, con azioni di supporto della persona stessa e del contesto familiare lungo tutto il ciclo di vita.

Tra i punti qualificanti del Piano la realizzazione di progetti terapeutici riabilitativi per minori e adulti personalizzati attraverso il Budget di Salute, il supporto all’abitare e l’inclusione sociale e lavorativa. Una particolare attenzione è stata riservata ai minori ed ai giovani, dagli interventi precoci con la rete dei pediatri e dei MMG, i consultori e gli ambulatori di Neuropsichiatria Infantile. Nel piano è evidenziato che Roma Capitale e i Distretti sociosanitari, in collaborazione con il Terzo settore e insieme alle ASL, concorreranno a promuovere azioni in grado di incidere sui determinanti sociali della salute.

Prevede interventi biopsicosociali puntando a strategie di prossimità e umanizzazione delle cure. Con questi macro obiettivi si è aperta la possibilità di nuove assunzioni di personale senza vincoli e 11 sono i milioni destinati dalla Regione Lazio per lo stesso Piano.

Giovanni Fiori fa un’analisi molto puntuale del Piano, un quadro di forte contrasto tra desiderata e realtà quotidiana sul campo. L’accompagnamento sull’intero ciclo di vita previsto dal Piano, laddove le prestazioni sono spesso sporadiche (30/60 giorni) e basate su somministrazioni farmacologiche; il ripensamento della funzione dei DSM e l’offerta di assistenza e supporto psicologico alla popolazione generale, attuale dotazione di personale scarso; oppure l’integrazione con la comunità, la collaborazione con DSM, Distretto, Municipi e integrazione sociosanitaria, rispetto alle quali le difficoltà incontrate nell’applicazione della Legge 112/2016 sul Dopo di Noi dimostrano quanto il percorso sia ancora tutto ancora da realizzare; o il coinvolgimento della dimensione familiare e del contesto di riferimento, che si scontra con un reale fatto di “porte chiuse e ascolto zero”.

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Giovanni F. fa un richiamo forte al valore della formazione, elemento fondamentale per chi opera nel mondo della salute mentale. Su questo si rivolge al mondo universitario, che vorrebbe “non sorda agli stimoli ed alle evidenze delle “buone pratiche” che vengono dal territorio, ma attenta almeno a verificarne la validità e testarne l’efficacia”.

In generale il documento descrive una serie di interventi condivisibili. A mancare è «lo spirito della partecipazione degli utenti e dei familiari alla costruzione di qualcosa che li riguarda. Siamo sempre nella logica nella quale qualcuno – l’istituzione –   ritiene di essere titolare del diritto di pensare e decidere ciò che sia utile per qualcun altro – l’utenza – senza neanche ascoltarla, queste le parole del dott. Fiori.

 

 

Photo: Archivio Sociale.it