Suor Braile, la storia della suora non vedente delle sacramentine

Suor Braile, la storia della suora non vedente delle sacramentine. Un alfabeto che diventa inclusione, forza e speranza da trasmettere agli altri.

Anche chi non vede può indicare il buon cammino, trasmettendo forza e speranza a chi si è perso. Per questo Suor Maria Grazia, religiosa della congregazione delle Sacramentine non vedenti, si fa chiamare Suor Braile. Quei puntini sono molto di più di un alfabeto. Sonoun ponte che collega il silenzio alla conoscenza, l’interiorità al mondo esterno, e le Sacre Scritture alla vita di tutti i giorni”, si legge nella sua testimonianza su camminoneocatecumenale.it. Per Suor Braile, “la cecità non è un ostacolo da nascondere ma una lente che permette di focalizzarsi sull’essenziale”. È questo l’approccio che guida ogni sua giornata, scandita dalla liturgia, dal lavoro e dall’accoglienza. Il canto, lo studio dei testi in braille e i servizi comunitari scandiscono le ore, mentre anche i gesti più semplici assumono valore simbolico. La tecnologiasintesi vocali, audiolibri e strumenti digitali la affianca, ma non sostituisce il contatto umano e l’importanza dell’ascolto reciproco. La vita senza vista esalta gli altri sensi: suoni, profumi e consistenze diventano nuove forme di orientamento. In questa dimensione, la fragilità si trasforma in una grammatica di comunità, fondata sull’umiltà e sulla capacità di chiedere e offrire aiuto.

Fonte: Superabile.it

Photo by Cooperativa Sociale Integrata Matrioska (www.coop-matrioska.it)