Smart working e legge 104, un diritto per i caregiver. Quando il lavoro agile diventa un accomodamento ragionevole.
Chi lavora e assiste familiari con disabilità riconosciuta ai sensi della legge 104 può chiedere lo smart working o altre soluzioni organizzative per conciliare lavoro e cura. Dopo la fine delle tutele emergenziali introdotte durante la pandemia di Covid-19, molti caregiver si interrogano su quali diritti restino effettivamente garantiti. Il riferimento centrale è il principio di quello che è chiamato “accomodamento ragionevole”, che consiste in misure e adattamenti necessari a consentire l’esercizio dei diritti fondamentali, purché non comportino un onere sproporzionato per il datore di lavoro. Questo principio, già previsto dalla normativa europea e dalla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità dell’Onu, è stato rafforzato dalla riforma della disabilità con l’introduzione dell’articolo 5 bis nella legge 104, estendendo le tutele anche all’organizzazione del lavoro.
Come ha spiegato al Corriere della Sera Carlo Giacobini, esperto di diritti, l’accomodamento ragionevole non è una concessione ma un obbligo giuridico e riguarda anche aspetti come orari, turni, mansioni e lavoro agile. Il rifiuto ingiustificato da parte del datore di lavoro può configurare una forma di discriminazione, contro la quale è possibile agire legalmente sulla base della legge 67 del 2006, con una tutela rafforzata per il lavoratore. A chiarire ulteriormente il quadro è intervenuta una recente sentenza della Corte di cassazione, la 605 del 2025, che ha confermato come lo smart working possa rientrare a pieno titolo tra gli accomodamenti ragionevoli. In caso di contenzioso, spetta all’azienda dimostrare che la richiesta comporti un onere eccessivo o sproporzionato. Per i caregiver familiari, quindi, il lavoro agile non è solo una possibilità organizzativa, ma uno strumento di tutela previsto dalla legge.
Fonte: Superabile.it
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