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Stimolazione elettrica e paralisi

 

Stimolazioni elettiche per la riabilitazione

di Maria Antonietta Mastrangelo

Focus parla di una importante scoperta. La stimolazione elettrica ripristina i movimenti in un uomo paralizzato. La procedura è sperimentale, ma non è il primo successo ottenuto.

Ritornare a camminare

Ha impiegato 16 minuti per percorrere poco più di cento metri – 102 per la precisione -, mettendo per 113 volte un piede davanti all’altro, sostenendosi con un supporto a rotelle. Ma per lui, ventinovenne americano, è stato come vincere i 100 metri in un’Olimpiade. Cinque anni fa, infatti, un incidente su una motoslitta gli aveva leso i nervi del midollo spinale, lasciandolo paralizzato dalla metà del torace in giù. Così, incapace di muovere un solo muscolo e privo di ogni sensibilità, a partire dal 2016 l’uomo ha seguito un programma sperimentale alla Mayo Clinic di Rochester, negli Stati Uniti. Il risultato del suo impegno e di quello dell’equipe di medici che l’ha seguito, capitanati dal neurochirurgo Kendall Lee e dalla neurofisiologa Kristin Zhao,viene pubblicato oggi su Nature Medicine. La tecnica che ha permesso al giovane di tornare a muoversi unisce la riabilitazione allastimolazione elettrica. Nello specifico, si è osservato che, dopo una fase iniziale di fisioterapia, durata 22 settimane, i medici hanno applicato uno stimolatore al di sotto la lesione, e con questo hanno sollecitato i nervi del midollo spinale. Per regolare i parametri dell’apparecchio e “insegnare” alle gambe a leggere e interpretare i messaggi ci sono volute altre 43 settimane e 113 sessioni di riabilitazione, ma alla fine però lo sforzo è stato premiato.

Alla Mayo Clinic di Rochester altri pazienti riacquistano l’uso degli arti

Anche se il paziente non può ancora uscire in strada e camminare da solo, ha comunque riguadagnato il controllo delle gambe ed è in grado di muoversi in modo quasi del tutto autonomo. “Lo studio dimostra che la stimolazione elettrica è in grado di ripristinare la funzionalità dei muscoli paralizzati e rende il paziente in grado di camminare”, ha detto Lee. I medici però non sanno esattamente come questo possa avvenire e in questo la sfida è comprendere i meccanismi che lo consentono. Intanto però un altro gruppo grazie a questa tecnica sta ottenendo risultati simili al loro.

Risultati positivi si ma a seconda del danno muscolo scheletrico

La ricerca pubblicata su Nature Medicine precisa comunque che non tutti i pazientipotrebbero avere benefici dall’applicazione di uno stimolatore.

È probabile, per esempio, che le vie nervose del midollo spinale, che collegano il cervello ai muscoli, non siano completamente interrotte nei pazienti in cui si sono ottenuti dei risultati positivi, e che il metodo non funzioni quando invece, la lesione è completa.

Un grande passo in avanti comunque nell’individuazione di un metodo in parte risolutivo, per alcuni soggetti che, anche dopo molto tempo, potranno ritrovare l’uso degli arti,sperimentando nuovamente il piacere di stare sulle proprie gambe e muovere i propri passi, come un bambino comprende il meccanismo del camminare per la prima volta. Una sperimentazione che non concerne solo gli arti inferiori ma anche quelli superiori. Non resta dunque che aspettare gli ulteriori sviluppi, magari un esempio anche in Italia di queste interessanti sperimentazioni, che grazie alla loro ragione di essere tali, regalano una possibilità in più alle persone infortunate di rimettersi in gioco.

 

 

 

 

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