Home » EVIDENZA » SUSSIDIARIETÀ E QUALITÀ DEI SERVIZI

SUSSIDIARIETÀ E QUALITÀ DEI SERVIZI

L'efficienza del privato non profit illustrata in un Rapporto

L’efficienza del privato non profit illustrata in un Rapporto

Nonostante richiedano risorse economiche inferiori, le organizzazioni non profit impegnate nel welfare risultano essere più efficienti delle concorrenti pubbliche. Una loro contrapposizione è però del tutto anacronistica. Questo è quanto emerge dal Rapporto sulla sussidiarietà 2013/2014 Sussidiarietà e… qualità nei servizi sociali a cura della Fondazione per la Sussidiarietà in collaborazione con il Politecnico di Milano, presentato giovedì 13 marzo a Roma alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti. Le dodici realtà – non profit e pubbliche – prese in considerazione nel corso dell’indagine “offrono servizi a persone con esigenze di tipo diverso: disabili, persone con malattie mentali o problemi di dipendenza, anziani, pazienti da riabilitare, detenuti, minori, stranieri, persone con bisogni di formazione ed orientamento in vari ambiti”. Nel “piccolo” campione esaminato (cinque asili nido, due housing universitarii, due residenze sanitario assistenziali e due centri di riabilitazione) “i costi unitari” delle organizzazioni non profit risultano in media inferiori del 23% (tra il 17% e il 41%) delle organizzazioni del settore pubblico.

Gli asili nido

I costi unitari delle organizzazioni non profit risultano in media inferiori del 41% (7.700€/bambino annui contro 13.100) ai costi unitari delle organizzazioni del settore pubblico. La qualità percepita è leggermente a vantaggio del non profit: 8 v. 8,6.

L’housing universitario

I costi unitari dell’organizzazione non profit risultano in media inferiori del 17% ai costi unitari dell’organizzazione del settore pubblico (9.100 €/posto letto – anno, contro 10.900). La qualità percepita è leggermente a vantaggio del non profit: 6 v. 6,7.
Le Residenze sanitario-assistenziali
I costi unitari dell’organizzazione non profit risultano inferiori del 21% (100 €/posto letto – giorno contro i 125) ai costi unitari dell’organizzazione del settore pubblico. La qualità percepita è leggermente a vantaggio del non profit: 8 v. 8,5.

I centri per la riabilitazione

I costi unitari dell’organizzazione non profit risultano inferiori del 22% ai costi unitari dell’organizzazione del settore pubblico (130€/posto letto-giorno contro 165). La qualità percepita è leggermente a vantaggio del non profit: 8,5 v. 9.

L’housing sociale

Il costo unitario per la fornitura di un posto letto al netto dei costi di struttura, imparagonabili nei due casi, è pari a 606€ per inquilino della realtà pubblica (totale delle persone che vivono negli alloggi), mentre è intorno ai 327€ per inquilino per l’organizzazione privata (proprietari + coabitanti), con una riduzione del 46%.

Pur essendo meno dispendiose, la soddisfazione degli utenti risulta in media superiore per le organizzazioni non profit: 8,25 contro il 7,66, in una scala di valutazione che va da un massimo di dieci a un minimo di uno. Il motivo? Chi ha condotto la ricerca non ha dubbi: “Molti soggetti del privato sociale riescano a coniugare efficienza e professionalità, da una parte, e centralità della persona assistita, dall’altra, conseguendo una complessiva efficacia”. In media, la quota dei costi “generali” (amministrazione, strutture e utenze) sul costo unitario del servizio è pari al 31% per le realtà statali e al 28% per le organizzazioni non profit; in maniera complementare, la quota dei costi per attività “core” è pari al 69% per le realtà statali e al 72% per le organizzazioni non profit. Emerge così che “le organizzazioni private tendono a concentrare una maggiore quota di costi sulle attività core del settore, e una parte meno rilevante sui costi di gestione ed amministrativi”. Le realtà non profit risultano essere più efficienti e riescono a soddisfare maggiormente gli utenti. Tuttavia, conclude chi ha stilato il rapporto, diventa anacronistico “porre ancora in contrapposizione pubblico e privato non profit”. Perché “la sussidiarietà”, che “si presenta come un reale e potente alleato dello Stato nell’assolvimento di una parte cospicua delle sue funzioni”, è “una necessità imposta dalla crisi e dal bisogno di giustizia sociale”.