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Alzheimer, un test per la diagnosi precoce

La startup Neurotrack propone una tecnologia che può diagnosticare l'Alzheimer fino a 6 anni prima della comparsa dei sintomi

La startup Neurotrack propone una tecnologia che può diagnosticare l’Alzheimer fino a 6 anni prima della comparsa dei sintomi (neurotrack.com)

La startup Neurotrack propone un nuovo metodo che rivoluziona la diagnosi

Scoprire l’Alzheimer prima che ne compaiano i sintomi. Questo è l’obiettivo che si è posto la startup americana Neurotrack attraverso dei test cognitivi visivi, quindi non invasivi, che possono essere effettuati su un semplice computer nello studio medico dello specialista o via web. Un approccio che permetterebbe una diagnosi anticipata dai 3 ai 6 anni prima che i segnali dell’Alzheimer si manifestino con evidenza. Un simile risultato, di recente, era stato annunciato attraverso un test del sangue, questo è invece un metodo non invasivo basato sulle tecnologie e che può essere utilizzato anche a distanza.

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Una malattia dell’età avanzata che si manifesta sempre più presto

L’Alzheimer è una malattia degenerativa del sistema nervoso che causa, in chi ne è colpito, crescenti problemi di memoria, pensiero e comportamento. La malattia, che ha costi sanitari e sociali altissimi, colpisce un anziano su 3 fino agli 80 anni e 1 su 2 oltre gli 85. Si stima che in Europa nel 2020, anche grazie all’aumento dell’aspettativa di vita, ci saranno almeno 15 milioni di persone affette da Alzheimer con un costo per le cure stimato in circa 230 miliardi di euro l’anno. Attualmente la diagnosi è basata su test neuropsicologici ed indagini cliniche, ed alcune speranze vengono dalla genetica, almeno per le forme ereditarie. Non esiste alcun test predittivo per le forme più diffuse e quando la malattia si manifesta e viene diagnosticata, la maggior parte dei danni cerebrali è ormai comparsa.

Come funziona Neurotrack

Il test, basato sui risultati di 30 anni di ricerca svolta alla Emory University di Atlanta, in Georgia, funziona attraverso l’individuazione di segnali comportamentali del paziente. In particolare, punta sul modo innato in cui gli individui ricordano le novità e le tracciano nella memoria ricognitiva. Sul monitor del computer vengono mostrate al paziente, in sequenza, immagini nuove ed altre familiari. Attraverso una web-cam ed un software monitora i movimenti degli occhi per individuare il comportamento del paziente a seconda dell’immagine mostrata e calcola il tempo di attenzione che viene dedicato a ciascuna di esse in relazione alla sua tipologia. In questo modo, sarebbe possibile individuare le perturbazioni nel funzionamento dell’ippocampo, la zona del cervello deputata alla memoria a lungo termine interessata dalla malattia, e diagnosticare l’Alzheimer fino a 6 anni prima che si manifesti e danneggi irreparabilmente le aree i centri nervosi del movimento e della memoria.

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Risultati incoraggianti

La tecnologia è stata già testata con un centinaio di pazienti dell’età media di 70 anni ed ha dato dei risultati conclusivi, ma è ancora in corso di sviluppo e non è distribuita commercialmente, sebbene sia utilizzata in test in vari ospedali americani. La tecnologia, che non è dipendente dal linguaggio e non ha bisogno di apprendimento, per ora è destinata ad essere utilizzata dalla ricerca farmaceutica per screening di massa, allo scopo di individuare soggetti a rischio cui proporre di testare nuovi farmaci per la prevenzione e la cura di questa malattia degenerativa. Per il futuro l’obiettivo è allargarne l’uso e la diffusione in tutto il mondo.