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Un Soccorso Civile per le barriere architettoniche

Soccorso civile

L’Associazione Luca Coscioni vuole far conoscere e rispettare la legge

Nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Madama a Roma, l’Associazione Luca Coscioni, ha illustrato un progetto chiamato Soccorso Civile per l’eliminazione delle barriere architettoniche.

Finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, prevede una serie di iniziative in tutta Italia, un portale, un “call-center” e corsi di formazione, per far conoscere e rispettare la legislazione sull’abbattimento delle barriere architettoniche.

Tale iniziativa si propone di promuovere i diritti e le pari opportunità delle persone con disabilità e di prevenire ogni forma di discriminazione nei loro confronti.

Formazione e informazione

Il progetto include un’azione di aggiornamento formativo, rivolta soprattutto alle associazioni di in tutta l’Italia e aperta a tutti gli interessati.

Il portale web diventerà sede di confronto e scambio, di promozione di iniziative, di raccolta di segnalazioni e denunce, oltre che luogo di documentazione sulle normative esistenti in materia.

Con il call center invece si cercherà di rispondere entro due giorni alle domande dei cittadini, soprattutto in merito alle barriere architettoniche e agli strumenti per eliminarle.

Il progetto ha preso il via a giugno si concluderà la prossima estate: “entro la fine di quest’anno o l’inizio del prossimo, avremo sia il portale sia il call center”, spiega Rocco Berardo, responsabile del progetto.

Le denunce

«L’inadempienza dei Comuni sulle barriere architettoniche è infatti evidente”, hanno scritto i responsabili dell’ associazione Coscioni all’ ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani).

“La maggior parte delle città risulta inaccessibile alle persone con disabilità, motoria e sensoriale, nonostante la Legge 41/86 preveda i PEBA (Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche).

Invece, a distanza di oltre ventisette anni, la maggioranza degli Enti Locali non ha provveduto a quell’adempimento, privando della libertà molte persone con disabilità e segregandole in casa.

Allora non esisteva nessuno strumento di tutela contro la discriminazione collettiva. Poi, la legge 67/2006 ha esteso la tutela contro le condotte discriminatorie a tutti i settori, permettendo alle persone disabili di agire in giudizio tramite le associazioni autorizzate, con la possibilità di chiedere non solo il risarcimento dei danni, ma anche la condanna dell’amministrazione a compiere le opere necessarie.

E’ stata ricordata l’azione condotta nel 2012 nei confronti del Comune di Roma, tramite un procedimento civile che ha portato alla condanna di questo per discriminazione per l’inaccessibilità dei trasporti pubblici.