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Alluvione a Genova: le responsabilità

Automobili alla deriva durante l'alluvione dello scorso 10 ottobre a Genova

Automobili alla deriva durante l’alluvione dello scorso 10 ottobre a Genova

Quali sono le cause dell’ultima terribile alluvione che un mese fa ha sconvolto Genova, provocando l’esondazione dei torrenti Bisagno e Fereggiano, danni per 250 milioni e la morte di un uomo (Antonio Campanella)? La storia recente della città evidenzia gravi responsabilità sia nell’intensa cementificazione alla quale è stato sottoposto il territorio, sia in assurdi problemi burocratici che hanno rallentato alcuni lavori che sarebbero stati essenziali per scongiurare l’esondazione dei torrenti. A seguito dei danni provocati dall’alluvione, la magistratura di Genova ha aperto una doppia inchiesta per omicidio colposo e per disastro colposo.

Cementificazione e inondazioni

A Genova si è costruito molto, si è costruito nelle zone intorno ai corsi d’acqua, ma anche sopra i corsi d’acqua stessi, che in alcuni tratti sono stati irresponsabilmente interrati. Un simile scempio ambientale non può rimanere senza conseguenze: vediamo in che modo la cementificazione del territorio intorno e sopra i corsi d’acqua provoca inondazioni molto violente. In un terreno con vegetazione fiorente, l’acqua delle pioggie viene in buona parte assorbita da piante e alberi e immagazzinata in grande quantità nelle falde acquifere sotterranee. Quando il terreno viene cementificato e privato di alberi e piante, invece l’acqua piovana non viene assorbita e scorre in superficie in modo impetuoso, trascinando tra l’altro con sè una grande quantità di fango e di detriti: fiumi e torrenti vengono invasi da tale fanghiglia e, quando non hanno la capienza per contenerla, straripano. Questa è esattamente la dinamica alla base del recente alluvione di Genova dello scorso ottobre, e di altre alluvioni ancora più disastrose che avevano in passato investito la città ligure, l’ultima delle quali nel novembre 2011 aveva provocato sei morti.

Da questa foto si vedono chiaramente le acque del Bisagno fuoriuscite dal proprio alveo naturale

Le acque del Bisagno fuoriuscite dal proprio alveo naturale

Un modello matematico poco efficiente

A seguito dell’ultima alluvione, serie accuse sono state rivolte anche all’ ARPAL (Agenzia Regionale per la Protezione dell’ Ambiente Ligure), che non avrebbe dato l’allarme in tempo. Nonostante alle 19.00 del 10 ottobre il diluvio già imperversasse su Genova, sembra che i lavoratori dell’ ARPAL abbiano lasciato gli uffici senza trattenersi oltre e che abbiano comunicato al Comune che “era tutto sotto controllo”. Sembra che sia stato il “modello matematico” che l’ ARPAL solitamente utilizza a fare cilecca, tuttavia, osserva Franco Monteverde di Repubblica, sarebbe bastato un po’ più di buonsenso: “Se i previsori, invece di guardare gli ineffabili modelli matematici, avessero guardato dalla finestra, avrebbero capito che stava per abbattersi su Genova un nubifragio epocale“. L’ ARPAL, però, nella persona di Rossella D’ Acqui, il suo direttore scientifico, respinge le accuse di mancata tempestività: “Alle 21 i nostri meteorologi erano tornati in ufficio, erano in contatto con la Protezione Civile ed alle 22,20 abbiamo fatto un comunicato con il quale si segnalava l’innalzamento dei livelli“.

Assurdi rallentamenti burocratici

Ma le responsabilità umane non si fermano alla cementificazione del territorio e alla scarsa tempestività della Protezione Civile. Per diminuire la probabilità di esondazioni, fin dalla fine degli anni ’80 era stato progettato lo scolmatore del Fereggiano, cioè un canale che deviasse in mare le acque del  rio Fereggiano, che attualmente confluiscono nel rio Bisagno. Ma la marea di Tangentopoli arrivò prima di quella dell’alluvione e, a lavori appena iniziati, i due assessori Timossi e Saitta che si occupavano del progetto, furono rinviati a giudizio per corruzione. Dieci anni dopo i due assessori furono assolti per insufficienza di prove, ma la cosa più sconcertante è che i lavori di costruzione dello scolmatore, indispensabili per prevenire le inondazioni, furono bloccati dal Commissario che subentrò alla Giunta e mai più ripresi. La ditta che aveva iniziato i lavori, non li potè portare a termine, ed invece che il compenso per avere eseguito i lavori, ricevette un risarcimento miliardario per NON averli potuti eseguire!!

Perseverare diabolicum …

Ma purtroppo la giustizia amministrativa, ben lungi dall’imparare dai propri errori, a distanza di molti anni ha bloccato un altro progetto molto importante. Nel 2006 vengono avviati i lavori per allargare la portata del già citato rio Bisagno. Nel 2012 inizia la seconda fase di questi lavori, ma due imprese che avevano perso la gara per l’assegnazione dei lavori, presentano ricorso e i lavori vengono quasi subito bloccati dal TAR. Il contenzioso è ancora in corso e i lavori non possono ricominciare, perchè ancora non si sa a quale ditta verrà assegnato in maniera definitiva l’appalto. Davanti a tale lentezza e a tale ottusità cascano veramente le braccia. Per la sicurezza dei cittadini la cosa più importante era che i lavori venissero portati a termine presto e bene: invece sia nel caso del Fereggiano, sia nel caso del Bisagno,  l’unica cosa che è sembrata importare ai giudici era stabilire chi avesse le carte maggiormente in regola per svolgere il lavoro. Mentre essi impiegavano anni per valutare e per decidere, tutto doveva rimanere bloccato. Ma purtroppo, sia nel 2011 che nel 2014, l‘alluvione di Genova non ha aspettato i tempi biblici della giustizia italiana, e ha fatto parecchi danni e parecchie vittime.

I lavori per l'allargamento del rio Bisagno, bloccati dal TAR e molto lontani dall'essere terminati

I lavori per l’allargamento del rio Bisagno, bloccati dal TAR e molto lontani dall’essere terminati

Tempi rapidi per le gare

Non entreremo qui nel merito delle gare d’appalto e dei lunghissimi contenziosi tra le ditte, perchè occorrebbero almeno trenta pagine per spiegare tutto in dettaglio. E’ chiaro che i lavori di pubblico interesse devono essere assegnati a chi è in grado di svolgerli in maniera più efficiente, e perchè ciò avvenga occorrono verifiche e controlli molto accurati. Ma poichè spesso sono importanti anche i tempi d’esecuzione dei lavori, le procedure di gara vanno svolte in tempi rapidi e lasciando il minor spazio possibile a ricorsi vari.  Qui entra in gioco anche il senso morale delle ditte che partecipano alla gara, che devono evitare di appigliarsi a cavilli di scarsa importanza allo scopo di rientrare in gioco, come è successo in occasione delle gare genovesi. Alcuni progressi nella direzione di una maggiore efficienza sono stati recentemente fatti con la Legge Madia, che limita la possibiltà dei ricorsi di bloccare tutto: essa dice che, quando le opere pubbliche sono di rilevante importanza, esse possono iniziare anche in presenza di ricorsi amministrativi. Nel caso che i ricorsi siano accolti, e che venga stabilito che delle ditte siano state escluse ingiustamente, queste ultime avranno diritto ad un risarcimento.  Ci auguriamo che le cose cambino in modo che lo svolgimento delle gare pubbliche sia improntato prima di tutto all‘interesse collettivo, e che non succeda più che le piene dei fiumi arrivino prima della burocrazia.