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Trasporto disabili Roma, ancora non va

Un taxi accessibile alle sedie a rotelle: non sempre però il servizio è svolto da taxi attrezzati, gli utenti in carrozzina viaggiano su taxi qualsiasi.

Un taxi accessibile alle sedie a rotelle

A partire dal 1 dicembre, centinaia di lavoratori e di studenti disabili che vivono a Roma avranno di nuovo la possibilità di andare in taxi, ma ciò, a causa di vincoli rigidi che il Comune di Roma continua a mantenere, renderà loro la vita più semplice solamente in parte. Come avevamo spiegato in dettaglio in quest’articolo di cinque mesi fa, nel corso del 2013 buona parte degli utenti erano stati privati del servizio tramite taxi, che garantiva loro un’ottima autonomia, ed era stato assegnato un servizio tramite pulmini e veicoli NCC, che non aveva alcuna flessibilità nè di orario, né di percorso. Tali veicoli, infatti, prelevavano sempre gli utenti ad orari prestabiliti, e li trasportavano sempre lungo lo stesso percorso. Durante tutto il 2013 e il 2014, gli utenti del servizio hanno dato vita a vivaci proteste: dopo lunghe vicissitudini, il Comune è sembrato accogliere queste proteste e, con una delibera promulgata il 10 ottobre, ha conferito agli utenti la possibilità di scegliere la forma di trasporto che preferiscono. Essi, infatti, potranno scegliere tra il trasporto individuale, svolto tramite taxi, il trasporto autogestito, che prevede che l’utente sia trasportato sempre dallo stesso autista, e il trasporto collettivo, svolto tramite pulmini. Ciò viene veramente incontro alle istanze di autonomia e di autodeterminazione degli utenti del servizio? Soltanto in parte, e vediamo perché anche questa riforma sta suscitando un diffuso malcontento tra gli utenti del servizio.

 Meno soldi da spendere in taxi

Il punto è che il servizio svolto tramite taxi, quello preferito dalla maggior parte degli utenti, offre possibilità notevolmente più ristrette rispetto a quelle che venivano offerte prima della riforma del 2013. Per prima cosa, il limite di spesa mensile concesso ad ogni utente è sensibilmente ridotto rispetto a prima. Questo perché, mentre la modalità di trasporto collettivo continua ad essere interamente rimborsata dal Comune, la modalità di trasporto individuale adesso viene rimborsata solo per l’80% del costo totale. Questo significa che ad alcuni utenti, soprattutto a quelli che lavorano tutti i giorni in ufficio, il budget mensile non basterà, e prevedibilmente dovranno pagarsi qualche trasporto di tasca propria.

Il vincolo del percorso obbligato

Ma, a prescindere dall’entità del budget, ci sono anche altri motivi per i quali gli utenti sono scontenti della riforma. La modalità di trasporto in vigore tra il 2013 ed il 2014, era così invisa a molti utenti perché i pulmini trasportavano gli utenti sempre lungo il percorso casaufficio, senza possibilità di deviazione. Un taxi, chiaramente, può portare i suoi clienti dove vogliono: ma il Comune di Roma ha stabilito che per i disabili ciò non deve valere. Nel regolamento che il Comune di Roma ha inviato agli utenti, c’è scritto “Il servizio per gli utenti delle categorie lavoro e studio è svolto per i percorsi preventivamente autorizzati“. Un passo successivo recita: “Gli utenti hanno a disposizione fino a 10 viaggi a settimana per recarsi sul posto di lavoro/studio e ritorno”Siamo all’assurdo: gli utenti hanno chiesto al Comune un mezzo che fosse in grado di trasportarli ovunque, il Comune glielo ha concesso e poi però ha redatto un regolamento che costringe questo mezzo a trasportarli solo lungo il percorso casa-lavoro.

Vita quotidiana molto più difficile

Il víncolo del percorso obbligato complica enormemente la vita quotidiana di una persona disabile: un utente che prima di andare al lavoro deve andare dal mediconon può contare su questo servizio; un utente che dopo il lavoro vuole andare a trovare qualcuno, non può contare su questo servizio. Per non parlare di tutti gli utenti che lavorano in parte da casa e hanno priorità logistiche diverse. Perché il Comune complica la vita dei disabili in questo modo? A limitare la quantità di risorse che un utente può consumare in taxi, c’è già il limite di spesa mensile oltre al quale non si può andare: peraltro, come già scritto, tale limite è stato sensibilmente ridotto rispetto in passato. Anche rendendo i percorsi liberi, gli utenti non avrebbero la possibilità di spendere cifre esorbitanti. Avrebbero soltanto la vita un po’ più semplice.
Alcuni disabili svolgono parte del proprio lavoro da casa, però hanno necessità di andare da altre parti: limitare il servizio soltanto agli spostamenti lavorativi, quindi, è riduttivo e anacronistico

Donna disabile in telelavoro

Il disabile non può viaggiare in compagnia??

C’è un altro passo del regolamento che lascia basiti e che recita: “Gli accompagnatori sono ammessi a bordo dei mezzi previa una esplicita autorizzazione concessa a seguito di presentazione di un certificato rilasciato da un medico specialista di struttura pubblica (Asl), che attesti le necessità di accompagnamento durante il trasporto“. A prescindere dalla necessità di essere aiutato, perché ad una persona disabile non deve essere consentito, per qualsiasi motivo, di condividere il mezzo con un’altra persona? Una qualsiasi persona può, mentre va al lavoro, accompagnare il figlio a scuola, la moglie alla fermata dell’autobus, la madre al mercato; e così deve essere anche per una persona disabile.

Pochi taxi per le sedie a rotelle

Alcuni utenti, inoltre, hanno sollevato un problema di accessibilità dei mezzi: in tutto, le cooperative di taxi romane dispongono solo di 50 taxi accessibili alle sedie a rotelle. Visto che gli utenti in carrozzina sono in buon numero, questi spesso potrebbero incontrare difficoltà a trovare un taxi in tempi rapidi; auspicabilmente il Comune dovrebbe dare un contributo alle cooperative per attrezzare un maggior numero di taxi, e rendere la vita più semplice a questa categoria di utenti, oltre che a qualunque persona voglia girare per Roma in sedia a rotelle. 

Trasporto collettivo e tramite autista privato

Oltre al taxi gli utenti hanno la possibilità di scegliere tra altre due forme di trasporto, quello collettivo e quello autogestito: entrambe queste modalità, però, presentano problemi e restrizioni. Il trasporto collettivo sarà svolto dagli stessi pulmini e veicoli NCC che l’anno scorso avevano in carico buona parte del servizio, e che avevano suscitato il malcontento di una buona parte degli utenti. In più, sembra che tali pulmini trasporteranno anche più di una persona per volta; questa è una doverosa razionalizzazione rispetto all’anno scorso, quando pulmini enormi trasportavano una sola persona alla volta, ma è chiaro che allunga parecchio i tempi di percorrenza e quindi rende quella del trasporto collettivo una scelta poco appetibile. Il trasporto autogestito prevede un contratto con un autista privato per un importo di 750 Euro mensili. Questa modalità è indicata per chi necessita di un servizio puntuale ed efficiente senza possibilità di disguidi; però, per chi deve percorrere tragitti lunghi che eccedono i 750 Euro al mese, l’importo è sempre di 750 Euro; a chi deve percorrere tragitti che costano meno di 750 Euro al mese, curiosamente, la scelta del trasporto autogestito è preclusa.
Gli enormi pulmini che per tutto l'anno scorso hanno trasportato singole persone, quest'anno saranno più logicamente impiegati per il trasporto di più persone

Gli enormi pulmini che per tutto l’anno scorso hanno trasportato singole persone, quest’anno saranno più logicamente impiegati per il trasporto di più persone

Obiettivo: uno strumento di vita indipendente

Pertanto, da un lato, tramite un regolamento molto rigido, il Comune porta i taxi ad offrire agli utenti un servizio molto meno efficiente di quello che essi hanno la possibilità di offrire; dall’altro lato offre agli utenti due alternative al taxi poco allettante non sempre percorribili. Le attuali regole, più che venire incontro alle necessità degli utenti, sembrano quasi contrastarle: ci auguriamo che il Comune provveda al più presto a ridefinire il servizio nell’ottica di fornire finalmente agli utenti uno strumento di mobilità e di vita indipendente, che si possa utilizzare con la stessa flessibilità assicurata alle persone normodotate dall’automobile e dai mezzi pubblici. Come si vede dalla fotografia qui sotto, all’inizio della delibera comunale del 10 ottobre, è citato un passo dell’articolo 20 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità che recita: “Gli Stati Parti adottano misure efficaci a garantire alle persone con disabilità la mobilità personale con la maggiore autonomia possibile, provvedendo in particolare a facilitare la mobilità personale delle persone con disabilità nei modi e nei tempi da loro scelti ed a costi accessibili …“. Tale convenzione è stata approvata dal nostro Parlamento, ed è quindi legge dello Stato italiano: ci auguriamo quindi che il Comune, oltre a citarla, provveda anche a rispettarla.
La delibera del Comune di Roma con evidenziato il passo-chiave della Convenzione ONU

La delibera del Comune di Roma con evidenziato il passo-chiave della Convenzione ONU