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Crolla il lavoro delle persone con disabilità

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Negativa la Relazione al Parlamento sulla Legge 68/99 

Brutte notizie per il lavoro arrivano dalla VII Relazione al Parlamento sull’attuazione della Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili), curata dall’Isfol.

Se gli iscritti agli elenchi provinciali del collocamento obbligatorio sono 676.000 nel 2013, nel settore privato quota di riserva si è ridotta a 117.136 lavoratori, mentre nelle pubbliche amministrazioni è di 69.083 unità.

E gli avviamenti al lavoro sono crollati al minimo storico: dalle 18.295 persone con disabilità che hanno trovato impiego nel 2013. Si calcola che fra pubblico e privato ci siano 41 mila posti riservati ancora scoperti (22%).

La crisi e l’esonero dalla Legge 68/99

Il dato tiene conto della situazione generale, della riduzione del numero dei datori di lavoro obbligati all’assunzione e dei dispositivi che consentono di accedere alla sospensione temporanea dagli obblighi.

Si registra una anche disparità di genere negli avviamenti, a discapito delle donne rispetto agli uomini. La stessa forma dei contratti si muove verso una maggiore precarizzazione, con una diminuzione dei contratti a tempo indeterminato (35,1%) e un aumento delle posizioni a tempo determinato (a 57,7%).

Ridicolo il numero delle sanzioni amministrative comminate: nel 2013 ci sono state in tutta Italia appena 23 sanzioni per ritardato invio di prospetto informativo e 159 per mancato adempimento degli obblighi di legge.

Le politiche del Governo

Inoltre il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali non intenderebbe rifinanziare il fondo previsto dalla legge 68/99, che nel 2014 ha erogato 21 milioni di euro per l’assunzione a tempo indeterminato di circa 1.500 disabili.

Negli ultimi anni era stato incrementato, dopo  che la Corte di Giustizia europea nel luglio 2013 aveva richiamato ufficialmente l’Italia per l’inadempienza nel garantire ai lavoratori disabili parità di trattamento (vedi Sociale.it).

Infine, si starebbe mettendo mano alla Legge 68/99, facendola rientrare all’interno delle politiche sociali e non più in quelle de il lavoro.

Un passaggio che rischia di considerare il lavoro delle persone con disabilità diverso da quello degli altri, che farebbe ritornare il pregiudizio e la discriminazione per tali persone.