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L’ era della mano bionica

(Internet)

Mano bionica

Presentati i modelli dall’ ITT e dall’ Istituto di Biorobotica di Pisa

Una nuova protesi di mano polifunzionale e poli-articolata è stata realizzata e presentata recentemente al pubblico dall’ Inail, a due anni dalla firma dell’accordo con l’ Istituto Italiano di Tecnologia per lo sviluppo di nuovi dispositivi protesici e riabilitativi avanzati.

Il dispositivo SoftHand, realizzato con la stampa in 3D in materiale plastico e metallico,  è estremamente flessibile, grazie a un tendine artificiale che consente di riprodurre i movimenti naturali.

Permetterà agli amputati di arto superiore il recupero della funzionalità complessiva, attraverso due sensori che recuperano il segnale naturale dei muscoli residui.

Softhand per l’ Inail

SoftHand sarà disponibile per i pazienti entro il 2017 grazie alla nascita di una nuova start up che si occuperà della sua realizzazione e commercializzazione, con impatto sociale e benefici economici per tutto il comparto sanitario nel Paese.

Alla Conferenza di presentazione era presente anche Marco Zambelli, il paziente del Centro Protesi Inail di Budrio che per primo sta testando il nuovo dispositivo, con buoni risultati.

Softhand

Softhand

E le prospettive di progresso sono notevoli, i risultati raggiunti nei centri di Vigorso di Budrio e di Genova danno notevoli garanzie per il futuro.

Ma l’ Inail sta guardando ad altre ricerche in Italia nel settore protesico  per gli altri superiori.

My-Hand

Tra questi il progetto My-Hand, con una mano bionica realizzata nell’ Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e risultato del progetto europeo ‘Way’.

Leggera ed economica ed impiantata senza chirurgia, grazie al suo cuore ‘hi-tech’ la mano è molto flessibile, al punto di permettere tutti i movimenti della vita quotidiana.

Viene controllata col pensiero e in grado di restituire il tatto. Le prese della mano possono essere attivate in maniera naturale attraverso sensori indossabili, i quali rilevano i segnali nervosi che attraversano i muscoli quando si compiono i movimenti.

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I sensori tattili integrati sulle dita registrano le interazioni con l’ambiente e, grazie a un sistema di piccoli vibratori posizionati sull’arto, è possibile restituire sensazioni tattili, ripristinando il ritorno sensoriale fisiologico.

Gusci di silicone formano le dita e avvolgono il palmo, costituito all’interno da sottili lamine di titanio avvolte come un nastro di Moebius.

Il team dell’Istituto di BioRobotica,  coordinato da Christian Cipriani, è partito progettando l’involucro esterno che contiene la tecnologia e, in collaborazione con il DARC Studio di Roma ha sviluppato un design accattivante.