Assistenza sessuale ai disabili, una petizione online chiede l’istituzione della figura del “lovegiver”

 

Disabili e sessualità
Disabili e sessualità

Assistenza sessuale per le persone disabili: una questione dibattuta da anni

A rompere il tabù della sessualità delle persone disabili e relativi bisogni, circa un anno fa, è stata la Regione Toscana con una proposta che ha impegnato la Giunta ad andare verso il riconoscimento dell’assistente sessuale come figura professionale.

Un vero e proprio tabù che priva l’accettazione sociale, da parte delle persone disabili, dell’esperienza di una sfera relazionale così importante come quella della sessualità. Ma è pur vero che, per alcune patologie, risulta difficoltosa come esperienza. Ecco che interviene la figura del lovegiver.

Vediamo di cosa si tratta.

Forse non tutti sanno che al Senato è ferma una proposta di legge presentata nell’aprile dello scorso anno dal Comitato per l’assistenza sessuale alle persone disabili e da un gruppo di illuminati parlamentari per il riconoscimento della figura professionale del “lovegiver”.

Bisogna sottolineare che all’estero è già tutto regolamentato, mentre da noi si arranca tra pregiudizi e lentezze burocratiche e a tutte le problematiche connesse all’etica e alla morale.

In paesi come l’Olanda, la Germania, il Belgio e i Paesi Scandinavi, esiste già la figura del “lovegiver” che offre ai disabili dei due sessi, compresi le persone con orientamento omosessuale, servizi di “assistenza sessuale”.

Il lovegiver, è una figura professionale che, come abbiamo detto sopra in Italia non è stata ancora  riconosciuta e che verrà per la prima volta proposta, in via sperimentale, in Toscana .

Il lovegiver  aiuta le persone disabili che non riescono ad avere un partner a causa di impedimenti fisici o mentali. E’ una professione complessa e delicata, che richiede preparazione ed empatia. Essenziale quindi, un’adeguata formazione per agire nel modo corretto di fronte a una persona affetta da tetraplegia, autismo, spina bifida ecc.

In Italia lo scorso ottobre è stata avviata una fase sperimentale in cui è stata effettuata una selezione, a livello nazionale,  che ha coinvolto 30 persone idonee a intraprendere il percorso formativo vero e proprio. Tra gli aspiranti “lovegiver” selezionati ci sono educatorioperatori socio sanitari, assistenti sociali sia uomini che donne, etero o omosessuali, tra i 30 e i 50 anni, provenienti da tutta la penisola. Al termine  del corso, articolato in lezioni teoriche, tenute da sessuologi, psicologi, medici, ed esercizi pratici,  i partecipanti otterranno un attestato e potranno iscriversi in appositi elenchi regionali.

Una petizione su Change.org, sostenuta da Fabiano Lioi, musicista e attore con l’osteogenesi imperfetta, chiede che venga preso in considerazione il disegno di legge 1442, che affida alle regioni, sotto il coordinamento del ministero della Salute, alcuni interventi promozionali in materia di sostegno alla sessualità dei disabili.

L’assistente sessuale, si legge nella petizione, “è uno specialista con una formazione psicologica, sessuologica e medica, in grado di aiutare le persone con disabilità a vivere un’esperienza erotica, sensuale o sessuale, di conoscenza del proprio corpo: come è permesso a qualunque persona”. C’è ancora molta ignoranza rispetto a questo aspetto della vita dei disabili, racconta Fabiano Lioi, “che vengono visti come angeli asessuati incapaci di avere pensieri erotici. La realtà è ben diversa: siamo umani e abbiamo le stesse voglie e gli stessi sentimenti di qualunque altra persona, nel bene e nel male. E parlo di disabili uomini e donne, eterosessuali e omosessuali. I lovegiver devono servire per andare incontro ai desideri di ognuno, assecondando l’orientamento sessuale e il genere di appartenenza. In Italia le persone con disabilità sono circa 4 milioni, – continua Lioi – un numero consistente. È ora che abbiano voce in capitolo anche su questioni delicate come queste, al di là delle posizioni delle tante associazioni religiose che operano nel sociale e che, a causa del loro orientamento, non vedono di buon occhio certe realtà”.