Clausole sociali, il Senato approva

Clausole sociali, il Senato approva la norma

Ora è definitivo, Palazzo Madama approva  in ultima lettura la norma che tutela i lavoratori nei cambi d’appalto

Il 2016 si apre con una buona notizia per i lavoratori dei call center e, più in generale, per tutti le persone impiegate in appalti ad alta incidenza di manodopera, ovvero quelli in cui il costo del lavoro supera del 50% l’importo complessivo dell’appalto. Il Senato ha infatti confermato in ultima lettura le “clausole sociali“, varando in via definitiva il Disegno di Legge Delega per la riforma degli Appalti Pubblici. La norma approvata prevede la prosecuzione dei rapporti di lavoro già esistenti in caso di successione in un servizio in appalto, con il medesimo committente pubblico o privato, di imprese differenti. Vengono inoltre garantiti i trattamenti economici e normativi contenuti nei contratti collettivi in essere. Saranno committente e imprese interessate, insieme ai sindacati, a dover trovare insieme le soluzioni atte a garantire la continuità lavorativa e contrattuale per i lavoratori interessati dal cambio d’appalto. Questo significa che, soprattutto per i call center, ma anche per tutti quei servizi in appalto in cui la forza lavoro è la voce di spesa principale –  ovvero dove le ore lavorative pesano almeno per oltre la metà dell’importo complessivo messo a bando – i lavoratori avranno maggiori garanzie di conservare il posto di lavoro ed il trattamento retributivo e contrattuale maturato. Questa norma, richiamando anche al rispetto dei contratti collettivi in essere, mette un freno alle offerte al massimo ribasso al di sotto del costo reale del lavoro, praticate spesso utilizzando anche gli incentivi del governo per l’occupazione come strumento di dumping salariale, e alle conseguenti ripercussioni negative sulla qualità dei servizi offerti al cittadino per via della corsa al risparmio, in qualità e in quantità, sul personale impiegato.

Un immagine della petizione in favore delle clausole sociali lanciata su change.org

Quella sulle “clausole sociali” è una battaglia che dura da molto tempo anche al di fuori delle aule del Parlamento, protagonisti in primo luogo, associazionidatoriali e sindacati, ma anche i numerosi enti locali che in tutta italia hanno adottato autonomamente questo tipo di tutela per i lavoratori dei servizi che danno in appalto in ousourcing.

Visioni imprenditoriali differenti allo scontro

In Confindustria lo scontro ha visto, ad esempio protagoniste AssoContact, l’associazione nazionale delle imprese di Contact Center in outsourcing, favorevole alle “clausole sociali“, contro Assotelecomunicazioni-Asstel, l’associazione delle imprese dei servizi di telefonia che è invece contraria ed ha premuto con forza, anche grazie al suo peso industriale per lo stretto legame con le aziende di telecomunicazioni, per una forte deregolamentazione del settore in favore di un crescente sviluppo tecnologico per la dematerializzazione dei servizi.

Roberto Boggio, presidente di AssoContact, l’associazione dei contact center in outsourcing, e Direttore Generale per il centro ed il Sud Europa della Multinazionale dei Contact Center Transcom Worldwide

“Bene la definitiva approvazione della clausola di salvaguardia sociale, ma ora è fondamentale intervenire per una definitiva regolamentazione del settore” – ha affermato infatti Roberto Boggio, presidente di Assocontact che aggiunge come la norma approvata sia “una misura che consentirà, a tendere, la salvaguardia occupazionale degli addetti delle imprese del settore in occasione dei cambi di appalto o commessa”.

Dina Ravera, presidente AsstelAssotlecomunicazioni, direttore esecutivo e membro del CdA di H3G

“Sono certa che in questo modo si è imboccata la strada giusta per giungere a soluzioni sostenibili, in grado cioè di assicurare la necessaria flessibilità e adattabilità rispetto alle diverse realtà industriali, mettendo così le imprese nelle condizioni di poter affrontare con maggiore efficacia la nuova situazione congiunturale”, commenta invece di Dina Ravera, presidente di Assotelecomunicazioni-Asstel, tradizionalmente più attenta all’innovazione tecnologica che al fattore umano.

Una vittoria dei lavoratori

I sindacati, da parte loro, hanno fortemente sostenuto l’introduzione delle “clausole sociali“, anche con manifestazioni e presidi in tutta italia, sfociati in una petizione che ha raccolto quasi 18mila firme su change.org in soli 3 mesi.

Massimo Cestaro, Slc Cgil, il sindacato dei lavoratori della comunicazione

“È una giornata storica per le lavoratrici e i lavoratori del settore customer – spiega in una nota Massimo Cestaro, segretario generale Slc Cgil – che vedono finalmente tutelata la loro continuità occupazionale. Con l’approvazione definitiva di questa norma il Parlamento ha finalmente riportato l’Italia in linea con il resto dell’Europa, dimostrando di voler fare passi avanti per riequilibrare un sistema illogico e costoso per la collettività e i lavoratori”. Cestaro conclude, infine, “Slc Cgil plaude all’esito positivo del voto e auspica che questo sia l’inizio di una maggiore disponibilità delle istituzioni ad affrontare la necessaria fase di riordino complessivo del settore dei call center. Da settimane ormai Slc Cgil sottolinea l’incongruenza della discussione parlamentare di questa norma con l’assegnazione degli appalti di Poste Italiane e Enel – aziende pubbliche – sotto il costo del lavoro”.

Infatti, solo questi grandi appalti, già assegnati ma per cui non è ancora avvenuto il passaggio di consegne alle imprese aggiudicatarie, mettono già a rischio il posto di lavoro di oltre 1500 persone.

Si tratta, però, solo della punta dell’iceberg perché sono migliaia in tutta Italia i lavoratori che corrono o possono correre tra breve questo rischio. Nel Lazio, ad esempio, gli oltre 2mila lavoratori dei Centri Unici di Prenotazione delle prestazioni sanitarie, Cup, delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere della regione, che aspettano, con l’assegnazione della gara d’appalto che si è conclusa a settembre, quale sarà la loro sorte appellandosi al Governatore Zingaretti per non vedersi sfilati diritti e posti di lavoro.

Il governo ed il Pd: bene le clausole sociali

Anche il Governo plaude all’approvazione delle clausole sociali. La sottosegretaria al Lavoro Teresa Bellanova esprime, infatti, a nome dell’esecutivo “grande soddisfazione, personale e politica, per l’approvazione della clausola sociale contenuta nella delega alla riforma degli appalti, cui il Senato ha dato il via libera questa mattina. Le aziende pubbliche e private che decideranno i cambi di appalto, ovviamente con regolare bando, dovranno comunicare la decisione preventivamente alla organizzazioni sindacali. Per le lavoratrici e i lavoratori una garanzia senza precedenti”.

La Senatrice Teresa Bellanova sottosegretaria al lavoro nel Governo di Matteo Renzi

“Abbiamo voluto con forza questa normativa – afferma Cesare Damiano, ex sindacalista, oggi deputato Pd e presidente della Commissione Lavoro della Camera – per sconfiggere una inaccettabile logica di dumping sociale a scapito dei lavoratori e per favorire il ruolo della contrattazione a livello nazionale ed aziendale. Questa importante scelta del Senato ha sconfitto quanti avrebbero voluto conservare le vecchie regole in nome di una aberrante logica di concorrenza di mercato basata principalmente sulla diminuzione dei diritti dei lavoratori”

Casare Damiano, ex sindacalista, oggi deputato e presidente della Commissione Lavoro della Camera, uno dei più accesi sostenitori delle clausole sociali

Una vittoria in bilico fino all’ultimo

Nelle scorse settimane si era temuto per la cancellazione delle “clausole sociali” dalla riforma degli Appalti Pubblici a causa dei pareri avversi delle Autorità per la concorrenza, Agcm, e Anti-corruzione, Anac, emessi su richiesta del relatore della legge in Commissione al Senato, l’ex ministro del Lavoro Sandro Sacconi. Secondo entrambe le autorità, sebbene con competenze e visioni differenti, la norma avrebbe infatti condizionato la libertà di organizzazione del lavoro delle imprese subentranti e quindi la concorrenza. Da qui l’introduzione al posto dell’automatismo, grazie al pressing di un vasto schieramento di forze di governo ed opposizione, della contrattazione della continuità lavorativa tra committente, imprese e sindacati nella fase del passaggio di consegne che avviene nei cambi di appalti, che offre rispetto la passato garanzie inedite e robuste ai lavoratori.

Inutile sottolineare però che, nonostante si viva una Repubblica fondata, almeno sulla carta costitutiva, sul lavoro ed anche in barba a direttive Europee, la visione delle due autority – genuflessa ad una visione neoliberista in cui impresa e concorrenza sono divinità intoccabili (visione da cui per altro molte economie mondiali, compresi gli Usa, si stanno gradualmente allontanando in un riflusso neo -keynesiano – conferma che nel nostro Paese i diritti delle imprese continuano a pesare più di quelli lavoratori nonostante siano questi ultimi il motore della produzione e dello sviluppo.