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Presidenziali Usa, l’influenza di google

Secondo alcune indagini Big G con i risultati delle ricerche è in grado di influenzare gli elettori, non solo quelli statunitensi

Secondo alcune indagini Big G con i risultati delle ricerche è in grado di influenzare gli elettori, non solo quelli statunitensi

Per una ricerca online Big G può condizionare gli elettori

Qual è l’influenza del web sulle nostre scelte quotidiane, in particolare quelle politiche? Ormai siamo abituati alle esternazioni degli uomini politici sui social, le sappiamo filtrare, come filtriamo, come le tante bufale che incontriamo navigando. Sono possibili invece condizionamenti più sottili, quasi subliminali? Secondo una ricerca realizzata online, negli Stati Uniti ed in India, la risposta è sì.

L’esperimento, descritto da un articolo intitolato The new mind control (Il nuovo controllo della mente – sottotitolo: Internet ha diffuso sottili forme d’influenza che possono condizionare le elezioni e manipolare qualsiasi cosa diciamo, pensiamo e facciamo) pubblicato sull’eZine Aeon da uno degli autori, Robert Epstein, psicologo e ricercatore dell’Istituto Americano di Ricerche comportamentali e Tecnologie di Vista, in California. Il paper relativo alla ricerca è stato invece pubblicato nell’agosto del 2015 sulla prestigiosa rivista scientifica statunitense Pnas, Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (Atti dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti d’America).

Epstein, nell’articolo, puntualizza che l’esperimento realizzato con i suoi colleghi s’ispira a spunti letterari come i romanzi di Jack LondonIl Tallone di Ferro”, “Noi” di Yevgeny Ivanovich Zamyatin, “1984” di George Orwell e “Il Mondo Nuovo” di Aldous Huxley, in cui s’ipotizzano oligarchie, onnipotenti e più o meno oscure, in grado di controllare un’umanità, più o meno consapevole e più o meno accondiscendenti, rispetto al dominio che subiscono. È però un stato un saggio, “I persuasori occulti“, un testo profetico sull’evoluzione della comunicazione, scritto ormai mezzo secolo fa dal giornalista americano Vance Packard,  in cui si parla per la prima volta dei messaggi subliminali, a dargli la lo stimolo finale per concepire e realizzare una verifica della sua ipotesi: le teorie di Packard sui messaggi occulti si possono applicare al web?

Vance Packard, autore de "I persuasori occulti" - 1957 - è scomparso nel 1996

Vance Packard, autore de “I persuasori occulti” – 1957 – è scomparso nel 1996

Web e messaggi subliminali: un rischio reale per la nostra libertà?

L’esperimento, che in una prima fase ha coinvolto 102 persone nell’area di San Diego, reclutate con un’inserzione e divise a caso in 3 gruppi, è iniziato nel 2013. In un gruppo le persone ricevevano risultati favorevoli ad un candidato politico, collegati a pagine in cui il personaggio risulta meglio rispetto ai suoi avversari. Nel secondo gruppo, invece, i risultati facevano figurare meglio l’avversario del candidato su cui si effettuava la ricerca. Mentre nell’ultimo gruppo, di controllo, nessun candidato o avversario otteneva risultati che lo favorissero. Per l’esperimento sono stati utilizzati i medesimi risultati collegati alle medesime pagine: l’unica cosa che cambiava era l’ordine in cui venivano presentati.

George Orwell, è stato trai primi, con il suo romanzo “1984”, a lanciare l’allarme sulla possibilità di manipolare le coscienze per controllare l’opinione pubblica

Il meccanismo dell’esperimento

I contenuti utilizzati per il test erano originali e riguardavano le elezioni politiche in Australia nel 2010, proprio per evitare che le persone coinvolte avessero su di essi un’opinione precisa e consolidata. Il campione prescelto, inoltre, ricalcava nella sostanza le caratteristiche socio-demografiche ed etniche degli elettori americani. A tutti i partecipanti è stata data una breve descrizione dei candidati ed a ciascuno è stato chiesto di dare ad ognuno di essi una preferenza. Dopo aver effettuato le ricerche, su un motore di ricerca creato appositamente dal gruppo di ricerca, ai partecipanti è stato chiesto di indicare il proprio candidato preferito. I risultati si sono discostati solo del 2 o 3 per cento rispetto alle previsioni formulate dal gruppo di ricerca prima dell’esperimento. Ovvero, quasi il 50 per cento delle persone ha scelto il candidato che appare per primo nei risultati. Il fatto ancor più stupefacente, però, è che solo il 25 per cento di loro si erano resi conto che i risultati erano manipolati. Nel gruppo di controllo, le opinioni non variavano particolarmente. I ricercatori hanno chiamato questo fenomeno comportamentale SEME, Search Engine Manipolation Effect (Effetto della Manipolazioni del Motore di Ricerca).

Yevgeny Ivanovich Zamyatin: con il suo profetico Romanzo “We” agli albori dell’Unione Sovietica lo scrittore russo preconizzò l’avvento del totalitarismo

Nuovi e successivi test confermano e consolidano i risultati

Il campione però era troppo ristretto per essere veramente significativo. Quindi nel 2014 l’esperimento è stato ripetuto tre volte. L’ultima coinvolgendo un campione di oltre 2mila persone spare nei 50 stati americani. Il risultato dell’ultimo test è stato lo spostamento in preferenze di voto è stato del 37,1 per cento, ed anche maggiore in alcuni gruppi etnici, fino all’80 per cento. Si è inoltre scoperto che ci vuole poco per mascherare la manipolazione dei risultati. Basta, infatti, includere tra i primi risultati sul candidato da favorire anche solo un risultato che riguarda l’avversario per fare in modo che pochi si accorgano del condizionamento.

Aldous Huxley: il suo romanzo il “Il mondo nuovo” parla di una società in cui il condizionamento attraverso l’educazione è alla base del controllo sociale

La controprova: le elezioni indiane

Risultati certo interessanti, ma riferiti a contenuti relativi ad elezioni straniere avvenute ormai nel 2010. Così, sempre, nel 2014 il gruppo di ricercatori californiani ha deciso la controprova, utilizzando le più grandi elezioni democratiche del mondo, quelle indiane per il primo ministro. Nell’esperimento sono stati coinvolti 2150 elettori indiani registrati per il voto, provenienti da 27 dei 35 stati che formano il gigante asiatico, che non avevano ancora votato ed erano indecisi. I tre principali candidati alla tornata elettorale erano tutti molto popolari e conosciuti: Rahul Gandhi, candidato del Partito del Congresso in quel momento al potere, il populista Arvind Kejriwal, e Narendra Modi, del Partito popolare indiano. Applicando lo stesso meccanismo delle occasioni precedenti, lo spostamento di preferenze è stato in media del 20 per cento, picchi del 60 per cento in alcuni gruppi socio-demografici. Ciò che ha sorpreso veramente, però, è stato uno stupefacente 99,5 per cento di partecipanti che non si è assolutamente accorto della manipolazione operata sui risultati.

Jack London, lo scrittore californiano nel romanzo “Il tallone di Ferro” fu forse il primo ad immaginare una società totalitaria basata sulla manipolazione costante dell’opinione pubblica

Qual’è il significato della ricerca e quali sono i rischi impliciti nell’effetto Seme?

Insomma, la tesi da cui sono partiti i ricercatori californiani ha trovato una conferma sperimentale davvero inquietante. La quasi invisibilità dell’effetto Seme certamente incuriosisce e significa che chiunque osserva i risultati di un motore di ricerca vede solo quelli e non se sono stati manipolati. Questo può significare che, se si fa una ricerca, ad esempio, sui candidati alle presidenziali Usa – come suggerisce l’autore della ricerca, Robert Epstein, nel suo articolo – i risultati anche se sembrano casuali in realtà potrebbero essere contraffatti. Questo comportamento online, quindi, rende ancora più facile la manipolazione dei risultati per cambiare l’opinione degli elettori, anche solo riuscendo a piazzare in testa alla lista quelli che strategicamente c’interessano per ottenere un determinato cambiamento di opinione o d’intenzione di voto. Questo dato è tanto più inquietante se si considera che, secondo i dati del Pew Research Center, Google è monopolista negli States trai motori di ricerca, con l’83 per cento degli americani che affermano di utilizzarlo. Una quasi totale assenza di concorrenza, che, come detto, è la condizione essenziale per rendere efficaci al massimo delle loro potenzialità i messaggi subliminali e apre, secondo l’autore, a scenari davvero preoccupanti.