Home » APPROFONDIMENTI » Arriva il soldato cyborg?

Arriva il soldato cyborg?

Con il progetto Talos l'esercito americano va verso soldati cyborg

Con il progetto Talos l’esercito americano va verso soldati cyborg

Impianti cerebrali per far interagire i soldati direttamente con armi e dispositivi elettronici da guerra

In futuro combatteranno i robot? Difficile dirlo, anche se il crescente utilizzo di droni ed altre dispositivi tecnologici sembra indicare questa direzione. Il maggior ostacolo in questo senso, del resto, è il paradosso di una macchina senziente costruita dall’uomo per uccidere l’uomo, come aveva preconizzato Isaac Asimov nelle sue tre leggi della robotica. Ci sono però altre innovazioni, altrettanto inquietanti, che si potrebbero affacciare si campi di battaglia. Infatti il Pentagono sta investendo milioni di dollari per creare degli impianti cerebrali per permettere agli uomini di comunicare direttamente con le macchine, trasformandoli così in cyborg, esseri metà uomo e metà macchina.

La difesa americana studia impianti cerebrali

Un progetto destinato alla disabilità, ma con dei rischi

Il Defense Advanced Research Projects Agency (Darpa), il centro di ricerca avanzata della Difesa americana, a gennaio 2016 ha infatti messo a bilancio 62 milioni di dollari per realizzare impianti che consentano all’uomo di comunicare direttamente con i computer nell’ambito del suo programma Neural Engineering System Design.(Nesd) L’obiettivo “è aprire il canale di comunicazione tra il cervello umano e l’elettronica moderna,” ha affermato il program manager di Darpa, Philip Alveida. Sebbene da queste tecnologie possano trarre beneficio persone con disabilità, in particolare visuali ed auditive, come i veterani feriti in combattimento, è impossibile non accorgersi delle loro possibili applicazioni belliche e delle relative implicazioni etiche.

[jwplayer mediaid=”15365″]

Esoscheletri ed armamenti di nuova generazione e ad alta tecnologia per i soldati Usa (Cnn)

 

Una nuova generazione di interfacce neurali

Nei progetti di Darpa, gli impianti saranno al massimo di un centimetro cubico, un paio di monete da due cent di euro, e convertiranno i segnali scambiati tra i neuroni del cervello in segnali elettronici a banda larga. Le interfacce cervello-computer di oggi arrivano, infatti, a malapena a 300 baud, all’incirca la velocità dei primi modem apparsi negli anni ottanta, e comprimono i segnali provenienti da 100 differenti fonti, ciascuna collegata a decine di migliaia di neuroni, in un solo segnale, con il risultato impreciso e con molto rumore di fondo, del tutto inutilizzabile per dispositivi per la disabilità visiva o auditiva che richiedono per funzionare correttamente di milioni di differenti dati contemporaneamente. L’obiettivo di Darpa è ottenere impianti per captare in maniera distinta i singoli segnali di almeno un milione di neuroni in un’area cerebrale estremamente precisa e circoscritta.

[jwplayer mediaid=”15524″]

La missione del Darpa

I dubbi degli esperti

Un progetto con scopi civili, rivolto ai veterani colpiti in combattimento e con la prospettiva che ne possano beneficiare tutte le persone con disabilità, che però solleva molte perplessità. A partire dalla natura militare del centro di ricerca ed i possibili collegamenti di questo progetto con altri esplicitamente rivolti alla realizzazione di armi e sensori ad alta tecnologia e a esoscheletri, o robot indossabili come vengono spesso definiti, per aumentare la forza e la resistenza dei soldati sul campo di battaglia. L’impianto, secondo Conor Walsh, professore di ingegneria meccanica e biomedica alla Stanford University, il progetto cambierebbe “i giochi, in futuro la robotica indossabile sarà controllata dagli impianti”. Anche se lo scienziato ammette le potenzialità per le persone con disabilità di questa innovazione, non ne esclude un’applicazione in combattimento.

Ad esempio su Talos, una sigla che sta per Tactical Assault Light Operator Suit, un esoscheletro d’assalto alimentato da batterie che l’esercito Usa sta sviluppando per migliorare la protezione dei soldati. Oppure su i nuovi elmetti ad alta tecnologia studiati per migliorare le capacità visive e di comunicazione di chi lo indossa. Entrambi questi dispositivi, infatti, potrebbero migliorare le proprie performance se controllate direttamente da un impianto neurale.

[jwplayer mediaid=”15523″]

U.S. Army Special Operation Command: dimostrazione dell’esoscheletro Talos

Un progetto inutile

C’è anche chi, però, alla praticabilità degli impianti neurali a livello militare sia una sciocchezza. Come Steven Pinker, professore di psicologia dell’università di Harvard, che sottolinea come “non abbiamo ancora la minima idea di come il nostro cervello codifichi le informazioni complesse” e che i rischi a livello medico – infezioni, infiammazioni e rigetto – siano ancora troppo alti per persone fisicamente integre, mentre potrebbe essere preso in considerazione per specifiche malattie particolarmente invalidanti, come la Sla. Per il resto, anche se il progetto è ai primi passi, per lo psicologo di Harvard il progetto di Darpa è in un tutti i casi uno spreco di soldi dei contribuenti americani.