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Pirateria informatica, self driving car a rischio

Self driving car a rischio

Self driving car a rischio

Auto che vanno da sole, ma non solo: la tecnologia su ruote sicura sulle strade, ma ancora vulnerabile agli hacker

Bella la tecnologia in automobile, ma anche rischiosa. Infatti, se secondo gli esperti delle assicurazioni le self-driving car, le macchine che si guidano da sole come, ad esempio, la Google Car, possono contribuire a ad una diminuzione dell’80 percento delle morti sulla strada. Per gli esperti di sicurezza informatica queste tecnologie hanno delle falle di sicurezza che le espongono ad attacchi di pirateria informatica.

A lanciare l’allarme hacker per le quattro ruote è stato Mikko Hypponenesperto finlandese di cybersecurity a capo del Viruslab di F-Secure , che si è confrontato con Robert Hartwig, economista e presidente dell’Insurance Information Insitute, un istituto di ricerca statunitense sui rischi e le assicurazioni, che ha invece snocciolato una serie di dati confortanti su self-driving car e sicurezza sulle strade, e Jonathan Matus, amministratore delegato di Zendrive la startup californiana che  ha realizzato l’omonima app per la sicurezza stradale, tra i cui finanziatori figura anche Bmw, che ha invece parlato dell’integrazione dell’interazione dei dispositivi mobili con le automobili.

L’occasione del confronto è stata una conferenza dal titolo Hacking your ride: Transportation Safety and Risk – (Piratare il tuo percorso: sicurezza e rischi del trasporto) – che si è svolta lo scorso mese nell’ambito della manifestazione South by Southwest (SXSW),  come ogni anno da trent’anni, nella città di Austin in Texas (Usa).

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Google – video di presentazione di Google Car

La pirateria informatica minaccia le nuove tecnologie nei trasporti

I segnali di una minaccia reale alla nostra sicurezza, fisica e non solo informatica, sono molti. A partire dal ricercatore sulla sicurezza informatica che ha dimostrato di aver preso a distanza il controllo della navigazione di un aereo di linea attraverso il sotto-sistema di bordo per l’intrattenimento. O la storia dei due hacker che nel 2015 sono riusciti con facilità a far andare fuori strada una Jeep. Oppure la possibilità, dimostrata, di creare virus informatici in grado di trasmettersi di auto in auto.

Per Hypponen, il rischio è principalmente nella tipologia umana degli hacker che negli ultimi anni è profondamente cambiata. Un quarto di secolo fa, ovvero da quando l’esperto finlandese di sicurezza informatica è in questo settore, gli hacker violavano i sistemi informatici per dimostrare di esserne capaci. Oggi le motivazioni sono differenti. Si può prendere il controllo di un sistema per dimostrarne la vulnerabilità dal punto di vista della sicurezza informatica, per correggerla e migliorarla. Ovvero il lavoro che fanno, tra gli hacker, i cosiddetti “cappelli bianchi”. Ci sono poi i pirati informatici attivisti, che intervengono in favore di questa o quella causa, ma generalmente con finalità positive, dimostrative e senza creare danni irreparabili, come gli attivisti di Anonimous. Altri Hacker agiscono poi per conto di nazioni e servizi segreti stranieri, oppure nelle file di organizzazioni terroristiche e paramilitari come Daesh (Isis).

In una conferenza si è parlato della vulnerabilità alla pirateria informatica dell’elettronica e dell’informatica di bordo dei mezzi di trasporto moderni

Infine, ed è secondo l’esperto di F-Secure la maggioranza dei pirati informatici, il responsabile 95 per cento degli atti di pirateria informatica, è formato da criminali che usano l’hackeraggio per guadagnare milioni denaro. Sono i più pericolosi oltre che i più diffusi.

“Il rischio deriva dal fatto che i costruttori di auto hanno una lunga esperienza sulla sicurezza sulla strada ma non informatica – sottolinea Hypponen – e dal fatto che quest’ultima la stanno imparando sul campo”.

“Lo scorso anno hanno ricevuto una segnale di sveglia ed ora stanno prendendo la minaccia seriamente”, conclude l’esperto finlandese di sicurezza informatica, riferendosi all’incidente della Jeep del 2015.

L’immagine del percorso e del suo contesto catturato da una Google Car

Il punto di vista delle assicurazioni: no problem

Se l’esperto finlandese di pirateria informatica ha lanciato l’allarme vulnerabilità sui trasporti, soprattutto per le auto di nuova generazione e quelle driverless, il suo omologo Usa nel settore delle assicurazioni getta acqua sul fuoco dei rischi che le imprese automobilistiche e le persone corrono ad affidarsi ad una sempre crescente presenza delle tecnologie IT nei mezzi di trasporto. Robert Hartwig, nel sottolineare che il mercato del rischio cibernetico per le assicurazioni prevede una crescita dai 2,5 miliardi dello scorso anno a i 7,5 miliardi entro il 2020, inclusi automotive ed altri trasporti, afferma: “Questa è la realtà e se hai vulnerabilità nella gestione dei tuoi dati personali puoi essere sicuro di essere portato in giudizio. I costi legali ed i danni saranno sicuramente molto superiori alle conseguenze materiali dell’attacco”. III stima infatti che entro il 2030 un quarto delle auto in circolazione saranno autonome, sebbene con una crescita più lenta di quanto previsto da Google, ma con molta più intelligenza artificiale, di quanto possiamo pensare. Questa evoluzione, da sola, però significherà l’80 per cento in meno d’incidenti grazie alla possibilità di elaborare politiche per la sicurezza dei trasporti su strada, grazie ai dati raccolti dalle macchine self-driving e non solo, ma anche da quelle dotate di sistemi di monitoraggio a distanza o ex post  basate su informazioni sulle abitudini di guida reali, e non solo dichiarate, di chi guida.

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Veicoli automatici popolano i mari ed i cieli. Manca solo la strada

Jonathan Matus di Zendrive, ha spiegato come si possano utilizzare i sensori di movimento e di posizione degli smartphone per monitorare gli stili di guida, ivi inclusi la velocità e le accelerazioni, le curve e le frenate brusche, il rispetto dei segnali stradali, a partire dagli stop e, soprattutto, l’uso del telefonino al volante, uno delle maggiori cause d’incidente mortali alla guida a livello globale ogni anno. Morti sulla strada che, nonostante il calo dei proprietari di auto, sono in costante aumento. Secondo lo startupper californiano, le nuove macchine hanno già sistemi diagnostici complessi, che includono anche funzionalità di monitoraggio della guida, ma la strada è ormai l’ultimo posto in cui sperimentare veicoli autonomi, visto che la Norvegia sta testando un traghetto che si pilota da solo e gli aeroplani sono così automatizzati, anche per decollo ed atterraggio, che le capacità dei piloti si stanno “atrofizzando”.

Zendrive è una app per smartphone in grado di monitorare gli stili di guida ed è orientata, oltre che agli automobilisti, all’assistenza stradale e alle assicurazioni

Quale futuro per le auto del futuro

Ma quali sono gli scenari del futuro per le automobili? Secondo il finlandese Hypponen con le auto driverless le macchine a guida umana non potranno viaggiare su strada, ma solo su pista. Il ceo di Zendrive, si è detto d’accordo con questa previsione ed ha paventato un’altra minaccia per le auto controllate elettronicamente, molto difficile da individuare. “Se si volesse danneggiare il prodotto interno lordo degli Stati Uniti – ha affermato Matus – tutto quello che si dovrebbe fare sarebbe aumentare di 15 minuti la durata di ogni spostamento in ambiente urbano. Basta solo intervenire su qualche macchina o bloccare i freni di una sola autovettura… anche se fatti come questi avvenissero solo qualche volta sarebbero sufficienti ad intaccare comunque considerevolmente la fiducia dei consumatori”. L’esperto di sicurezza informatica a questo proposito, benché pessimista per mestiere ha una visione positiva del futuro delle auto che si guidano da sole. “Internet ci ha dato più cose positive che negative. Soprattutto la tecnologia migliora le nostre vite e le nostr attività, anche se con dei rischi. E potrò guardare video di gattini su Youtube mentre guido”.