Il nuovo Dossier Statistico Immigrazione: 22 presentazioni in contemporanea il 27 ottobre 2022

Giovedì 27 Ottobre 2022, al Teatro Orione di Roma e in contemporanea in altri 21 luoghi in tutte le Regioni italiane e anche all’estero, si è rinnovato l’ormai consueto appuntamento annuale con la presentazione del Dossier Statistico Immigrazione, uno strumento ormai fondamentale ed indispensabile per tutte le Pubbliche Amministrazioni e le realtà del Terzo Settore, che intendano seriamente affrontare percorsi di inclusione sociale, culturale e lavorativa  con le persone straniere presenti sul territorio nazionale.

I dati statistici, le analisi e le riflessioni contenute in quasi 500 pagine di Dossier restituiscono una fotografia puntuale ed esatta della situazione migratoria in Italia, ad oltre due anni dall’avvento della pandemia globale e nel mezzo di una sanguinosa guerra dalle implicazioni mondiali scoppiata alle porte dell’Europa, che può contribuire alla elaborazione di concrete ed adeguate politiche di inclusione e all’attivazione di percorsi condivisi di co-progettazione e co-gestione pubblico/privato sociale.

La Trentaduesima edizione del Dossier Statistico Immigrazione è stata realizzata dal Centro Studi e Ricerche IDOS, in collaborazione con il Centro Studi Confronti e l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”.
Alla redazione hanno contribuito oltre 100 esperti e studiosi delle migrazioni tra i più autorevoli a livello nazionale, collegati ad una vasta pluralità di strutture pubbliche e private, nazionali e internazionali, oltre che da una consolidata rete di referenti regionali.
Il progetto scientifico, sociale e culturale è sostenuto dal Fondo Otto per Mille della Chiesa Valdese – Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi e dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, a cui si affiancano diverse strutture internazionali, nazionali e regionali che concorrono a organizzare una capillare campagna di disseminazione che, nei mesi successivi alla prima presentazione del Dossier, solitamente si articola in decine di eventi pubblici di approfondimento e sensibilizzazione, realizzati in tutte le Regioni italiane.

Secondo i dati più recenti, nel mondo i migranti – le persone che vivono fuori dal Paese di residenza – ammontano a 281 milioni, di cui 169 milioni sono lavoratori.
A loro volta i migranti forzati, compresi gli sfollati interni, hanno raggiunto, alla fine del 2021, gli 89,3 milioni (di cui 53,2 milioni sfollati interni, 21,3 milioni rifugiati, 5,8 milioni rifugiati palestinesi del 1948 e loro discendenti, 4,6 milioni richiedenti asilo e 4,4 milioni venezuelani fuggiti all’estero), ma già a maggio 2022 hanno superato i 100 milioni, soprattutto a causa dell’alto numero di persone in fuga dalla guerra scoppiata, il 24 febbraio, in Ucraina (nel complesso più di 14 milioni a fine settembre 2022).
L’accoglienza, eccezionalmente calorosa, offerta ai profughi ucraini non si è estesa però ai migranti forzati di altre nazionalità, spesso provenienti da conflitti non meno sanguinosi, che sono invece rimasti oggetto di preclusioni e pregiudizi, veri e propri “ospiti indesiderati” dei Paesi ricchi, anche se in realtà l’83% di essi vive in Stati a reddito medio-basso.
Proprio i Paesi a sviluppo avanzato – il Nord del mondo – si configurano come “la più grande comunità recintata del pianeta”, protetta da una fitta schiera di barriere terrestri, sbarramenti marittimi e muri artificiali, eretti a protezione dei quasi 1,4 miliardi di persone che lì vivono, il 17,3% della popolazione planetaria.

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LE “TRE C”: CONFLITTI, CLIMA E COVID-19
Nel 2021 i 32 conflitti nel mondo, dei quali 17 ad alta intensità, hanno congiunto i propri effetti devastanti a quelli dell’emergenza climatica e della pandemia da Covid-19, rendendo inabitabili aree sempre più vaste del pianeta.
A questi fattori di espulsione si è aggiunta, di recente, la guerra tra Russia e Ucraina, che a fine settembre 2022 aveva già spinto 7,4 milioni di profughi ucraini nei Paesi Ue.
Del resto, i conflitti moltiplicano e aggravano – con un’intensità impressionante durante la guerra in Ucraina – le crisi alimentari. Oggi nel mondo soffrono la fame 870 milioni di persone, aumentate di 150 milioni dal 2020.
A loro volta le crisi ambientali, provocate in gran parte dal cambiamento climatico, nel solo 2021 hanno generato 24 milioni di sfollati interni. Gli effetti delle condizioni meteorologiche estreme, dalla siccità alle inondazioni, dalle desertificazioni all’inquinamento di aria, acqua e terra, colpiscono “soprattutto i Paesi poveri e i poveri che vivono nei Paesi ricchi”. Secondo la Banca mondiale, entro il 2050 i migranti ambientali, in fuga dai disastri ambientali causati dal cambiamento climatico, potrebbero arrivare a 220 milioni di persone.
Nel 2020 gli effetti contrattivi causati dalla pandemia da Covid-19 (blocchi della mobilità internazionale, riduzione delle nascite e aumento dei decessi, rallentamenti nel rilascio e rinnovo dei titoli di soggiorno) avevano concorso a una diminuzione consistente del numero delle persone non comunitarie regolarmente soggiornanti in Italia (-242.000, -6,7%).
A fine 2021, a seguito della ripresa dei flussi migratori e degli effetti delle nuove misure di governance (come quelle del “Decreto immigrazione” del dicembre 2020), tale numero è risalito a 3.561.540 (+187.664, +5,6%), attestando una sorta di “riassestamento fisiologico”, dopo i consistenti cali del biennio precedente.

L’accoglienza delle persone ucraine: un modello per tutti i profughi
L’attivazione della protezione temporanea in UE ha lasciato liberi i profughi ucraini di spostarsi tra i vari Stati membri. In molti hanno cercato riparo anche in Italia, attratti dalla rete di sostegno rappresentata dalla collettività ucraina nel Paese: 236.000 residenti, soprattutto donne (77,6%), largamente occupate presso le famiglie italiane.
A loro favore si è per la prima volta implementato un piano di accoglienza che, oltre a prevedere un immediato accesso al lavoro e ad ambiti fondamentali di welfare (alloggio, scuola, sanità ecc.), ha integrato la rete già esistente (Sai/Cas) con forme di “accoglienza diffusa” e sostegni per sistemazioni autonome.
Sebbene il Governo avesse previsto di accogliere circa 100.000 profughi ucraini, già a inizio Settembre 2022 ne erano arrivati quasi 154.000.
L’81%, al netto delle 8.000 collocazioni in strutture alberghiere, ha ricevuto una qualche assistenza pubblica, ma si è trattato in 9 casi su 10 di contributi economici (spesso erogati tardivamente) che hanno coperto solo in parte i costi dell’ospitalità attivata da privati (soprattutto connazionali) e Terzo settore, i quali, con prontezza e autonomia, hanno colmato i ritardi della risposta istituzionale.
È stata, invece, alquanto limitata l’accoglienza nella rete Sai/Cas (9% del totale) e piuttosto problematica l’attuazione dell’accoglienza diffusa, frenata da lentezze e rigidità burocratiche.
Con un opportuno snellimento delle procedure di attivazione, necessario per non disperdere le positive innovazioni introdotte, il modello sperimentato potrebbe entrare a sistema per tutte le persone in cerca di sicurezza e protezione, quale che sia la loro provenienza.

Le persone immigrate nel Mercato del Lavoro
Nel 2021 il numero totale degli occupati in Italia è salito a 22.554.000 (+169mila e +0,8% in un anno), di cui 2.257.000 stranieri (per il 42% donne: 949.000), il 10,0% dell’occupazione totale.
Ciò nonostante, il numero complessivo dei lavoratori è di oltre mezzo milione più basso rispetto al 2019 (-2,4%) e gli occupati stranieri, benché nel 2021 abbiano conosciuto una crescita (+2,4%) più sostenuta degli italiani (+0,6%), sono comunque rimasti a un numero in proporzione più basso rispetto al 2019 (-5,2% rispetto a -2,1% degli italiani), avendo conosciuto una più consistente perdita di occupazione nel 2020, anno di avvento della pandemia.
Ancora più ampia è, nel 2021, la quota non recuperata di donne straniere occupate (-8,8% rispetto al 2019, a fronte del -2,0% delle italiane e del -2,3% degli uomini stranieri), sebbene nello stesso anno siano tornate ad aumentare più di tutti (+2,8%).
Tutto ciò ha determinato una crescita del tasso di occupazione, con quello degli italiani che, per il secondo anno consecutivo, sovrasta, sia pur di poco, quello straniero (58,3% contro 57,8%).
Rispetto al 2020, essendo salito il numero di persone alla ricerca attiva di un lavoro, è diminuito il tasso di inattività (35,9% italiano e 32,4% straniero); ma, essendo stato relativamente contenuto il numero di quelle che ne hanno trovato uno, al citato aumento dell’occupazione si è affiancato anche quello della disoccupazione (+66mila disoccupati, pari a +2,9%; tra i soli stranieri: +40mila e +11,9%) e del relativo tasso (9,0% italiano e 14,4% straniero), la cui crescita (+0,2% nel complesso) è dovuta quasi esclusivamente alla componente straniera (+1,1).
In particolare, i disoccupati stranieri sono saliti a 379.000 (per il 52,5% donne: 199.000), il 16,0% del totale dei disoccupati (erano il 14,7% nel 2020 e il 15,0% nel 2019). È significativo che, tra gli stranieri, l’incremento della disoccupazione femminile sia stato quasi triplo rispetto a quello maschile (+17,3% a fronte di +6,4%).
A due anni dalla crisi pandemica sale anche la quota di disoccupati che cercano lavoro da almeno un anno: dal 52,8% al 57,8% tra gli italiani e dal 45,5% al 51,5% tra gli stranieri.

Per approfondire:
Centro Studi e Ricerche IDOS 

Guarda il video riassuntivo del Dossier Statistico Immigrazione 2022