SPORT MOVIMENTO INCLUSIONE IN UNA SOCIETÀ DI CRISI DELLE MEDIAZIONI

Solo 1 italiano su 4 fa attività fisica regolare e 6 istituti su 10 non hanno la palestra. Sport Movimento Inclusione, progetto SSD 4Fun appena concluso a Roma, vuole riportare lo sport e i suoi valori al centro. Eleuteri: “È uno degli ultimi baluardi dell’educazione“.

Per ogni euro investito nello sport ne vengono generati ben tre in termini di ritorni sociali. Questo rapporto così positivo, moltiplicatore di successo, ha però anche un risvolto negativo: se il settore va in crisi, diminuiscono di conseguenza gli spazi e le occasioni di pratica sportiva, con pesanti conseguenze in termini di aggravio sul welfare e sulle spese sanitarie. Un Paese di sportivi è un Paese con meno malattie, in cui si vive più a lungo e meglio.

Secondo il report 2023 di Istituto per il Credito Sportivo e Sport e Salute, la società dello Stato per la promozione dello sport e dei corretti stili di vita, più di 38 milioni di italiani è sedentario e solo un quarto della popolazione si muove in modo abbastanza regolare. L’Italia è al 21° posto in Europa per quota di adulti che svolge attività fisica nel tempo libero; solo il 27% si attiva almeno una volta a settimana contro una media del 44% nelle altre nazioni del continente. Le cattive abitudini nascono dalla base e l’abitudine alla sedentarietà risiede probabilmente in un dato6 istituti su 10 in Italia sono privi di palestra scolastica e c’è il rischio che neppure i fondi dedicati allo sport dal Pnrr (a dir la verità piuttosto esigui rispetto al totale) possano risolvere il problema alla radice. L’alto tasso di sedentarietà rende sempre più urgente l’adozione di politiche che sappiano conciliare azioni concrete di promozione dello sport e, parallelamente, di sviluppo delle infrastrutture. Questo è un altro tema centrale: quasi un impianto su due in Italia è stato infatti realizzato negli anni ’70 e ’80 e, dunque, risulta inefficiente in termini di sostenibilità economica e ambientale oltre che destinato alla fatiscenza a stretto giro; l’8% poi non è funzionante, un dato che in alcune aree del Sud raggiunge addirittura il 20%.

Condivisione, interazione, confronto sono le parole chiave di un contenitore socio-culturale nel quale l’attività motoria è stata promossa a tutti i livelli – anche per rispondere a quella esigenza di sport resa evidente dai report e che gli esperti giudicano allarmante – con una serie di appuntamenti sul territorio, dal 29 gennaio al 3 febbraio, con una grande festa conclusiva presso l’impianto sportivo di Roma 6, nel quartiere di Portonaccio. Bambini e ragazzi hanno partecipato a un torneo di calcio e di padel per coppie miste, hanno prima assistito a un’esibizione di calcio per ciechi per poi provare a giocare bendati e dilettarsi anche nel calcio-balilla insieme a persone in carrozzinaIl premio di partecipazione? Un biglietto dell’autobus, affinché il tema della mobilità sostenibile sia al centro dei pensieri di una nuova generazione di sportivi e cittadini più consapevoli. “Uno dei momenti più belli e spontanei è stato quello dei giochi di strada” ci ha raccontato l’organizzatore di Sport Movimento Inclusione, Fabio Eleuteri. “Tiro alla fune, corsa coi sacchi, corsa con l’uovo. I bambini di oggi hanno sperimentato quei giochi che si facevano una volta, dove bastava un pezzetto di terra per essere felici“. “Il senso di Sport Movimento Inclusione è mettere al centro lo sport, renderlo un punto di riferimento per la vita dei singoli, per lo stare insieme senza conflitti e per la salute collettiva“. Secondo Eleuteri lo sport riveste anche un altro ruolo fondamentale dentro una società che ha messo in crisi le mediazioni con tutte le conseguenze educative del caso: “Lo sport, nel mio caso il calcio visto che sono un istruttore, è uno degli ultimi baluardi dell’educazione in un contesto sociale in cui le scuole vengono prese di mira dai genitori e gli allenatori spesso passano più tempo con i ragazzi di padri e madri“. Molto significativa la dimostrazione offerta dai ragazzi della Asd Disabili Roma 2000: giovani e giovanissimi non vedenti e ipovedenti hanno giocato a calcio guidati semplicemente dalle loro sensazioni e da una voce esterna. “Tutto il centro sportivo si è fermato perché c’era bisogno del massimo silenzio. È stato emozionante“. Subito dopo, i loro coetanei vedenti hanno provato a calciare dei rigori bendati, “e il risultato è stato ovviamente un simpatico disastro, ma così hanno potuto provare sulla loro pelle cosa significa giocare e vivere con un senso in meno“.

 

Photo: Ambrosiepartners.it