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Un test per misurare i pregiudizi

Un test per misurare la discriminazione

Un test per misurare la discriminazione

Un test che misura i nostri pregiudizi inconsapevoli

In arrivo un test che misura il nostro atteggiamento su razza, disabilità, età, omosessualità, e via via con tutte le diversità possibili. Si può davvero rivelare chi discriminiamo senza saperlo? A volte inconsapevolmente si agiscono comportamenti discriminatori nei confronti delle persone avvertite come diverse dalla norma. A livello internazionale la legislazione in materia di discriminazione è chiarita dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, redatto dalle Nazioni Unite e firmato a Parigi il 10 dicembre 1948, in cui si sancisce il rispetto nei confronti di ogni individuo indipendente dalla sua appartenenza ad una particolare religione, etnia, sesso, lingua. Quest’ultima carta nacque in risposta al regime nazista, frutto proprio di discriminazioni razziali (verso ebrei, polacchi, slavi, zingari, ecc.), per le preferenze sessuali (omofobia) e per le opinioni politiche. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea all’articolo 21 afferma che: “È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali. Nell’ambito d’applicazione del trattato che istituisce la Comunità europea e del trattato sull’Unione europea è vietata qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza, fatte salve le disposizioni particolari contenute nei trattati stessi.

Pregiudizi latenti

I pregiudizi sono dentro di noi anche se ci dichiariamo contrari a ogni forma di discriminazione, permane una diffidenza verso chi è diverso. Questo, almeno, è quello che sostengono gli studiosi di Project Implicit, guidati dal professore di psicologia alla University of Washington Anthony G. Greenwald autore del libro “Blindspot: Hidden Biases of Good People” (Punto cieco: i pregiudizi nascosti delle persone buone). Ha messo a punto un test, Iat, o Implicit Association Test, che dalla metà degli anni Novanta monitora le associazioni di idee tra volti e concetti. Il test si divide in otto sezioni, ciascuna delle quali affronta un tema di pregiudizi: età, razza, nazionalità, genere, disabilità, colore della pelle, peso, orientamento sessuale.

Come funziona il test

Il test è simile a un videogame. Si inseriscono i propri dati ed espresse le proprie preferenze politiche e religiose, si passa alla fase dell’associazione dei volti. Se a sinistra c’è scritto “magri” e a destra c’è scritto “grassi” e compare il volto di una persona magra, si clicca sul tasto a sinistra, e viceversa con le persone grasse. In seguito si associano, con lo stesso sistema, i concetti. Per fare un esempio, a sinistra c’è scritto “bene” e a destra “male”; se compare la scritta “gloria” si digiterà il tasto a sinistra, se comparirà “malvagio” quello di destra. Successivamente, nel test, si intervallano le foto e i concetti, con un paio di passaggi che invertono la posizione di bene e male e la divisione (per restare nell’esempio di prima) tra magri e grassi. Il test rileva questo: se ci si mette meno tempo ad associare un concetto positivo al bene dopo che si è appena associato un volto magro, si avrà una preferenza per le persone magre. E viceversa.  Qui si può provare il test, ospitato nel sito dell’Università di Harvard. È anche in Italiano. Di questo esperimento si sta parlando molto negli Stati Uniti, dove dopo l’omicidio di Mike Brown a Ferguson e tutti i fatti che sono seguiti, le tensioni e le accuse a poliziotti e giudici di avere pregiudizi razziali si sono moltiplicate.   Uno degli aspetti più curiosi della ricerca è che, anche se i pregiudizi sono maggiori verso le persone di etnia diversa, ci sono anche pregiudizi intra-gruppo. Quindi mentre gli americani bianchi generalmente hanno pregiudizi impliciti contro le altre etnie, anche chi appartiene a minoranze può avere pregiudizi contro il proprio gruppo di appartenenza.