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CATANIA: A PAGARE SONO ANCORA LE COOPERATIVE SOCIALI

Il recente dissesto del Comune di Catania e delle sue partecipate con la pesante ricaduta su migliaia di occupati delle cooperative sociali che non possono essere più pagati per le attività svolte, evidenzia ancora una volta le altre grandi difficoltà che le cooperative sociali sono costrette a subire come vessazioni da parte della Pubblica Amministrazione.

Ritardi di pagamento che si allungano nonostante le raccomandazioni dell’Unione Europea ad adempiere nei termini normali di pagamento diventano per una cooperativa sociale l’impossibilità di percepire lo stipendio per  tantissimi lavoratori   costretti a saltare la mesata . Ci si trova infatti difronte il più delle volte a ritardi cronici che si estendono fino addirittura ad una anno dallo svolgimento della prestazione e come questa vicenda di Catania dimostra addirittura si rischia di non essere neanche mai più pagati.

Ma non è solo Catania in questa situazione, le Amministrazioni a rischio default sono purtroppo non più solo una eccezione. Anche le cooperative che devono ricevere i pagamenti dal Comune di Roma ormai lamentano ritardi insostenibili e le ombre di un eventuale dissesto delle casse della capitale e di alcune sue importanti partecipate (ATAC, AMA) non è più tanto pellegrina e come il Comune di Roma ve ne sono tante nella stessa situazione.

In pratica con i mancati/ritardati pagamenti delle prestazioni, le gare al massimo ribasso e le tante vicissitudini che costellano la vita di una cooperativa sociale nei travagliati rapporti con la Pubblica Amministrazione è come se una parte di Welfare e di servizi ai cittadini venisse pagata dagli esecutori dei servizi stessi organizzati in cooperativa.

Quelle tanto bistrattate cooperative dai mass media colpevolizzate in termini generali di tutte le nefandezze peggiori per il solo e semplice fatto di gestire lavori ed appalti per la Pubblica Amministrazione, costituite da operatori socio-sanitari svantaggiati e non, che la Pubblica Amministrazione non ha potuto assumere direttamente per far fronte a bisogni sociali e collettivi. Società costituite da lavoratori di servizi,  con stipendi di solito al 50/60% rispetto ad uno stipendio percepito da dipendenti pubblici, comunali e di  società di multiservizi para-pubbliche. Persone che organizzano il proprio lavoro attraverso una cooperativa sociale (sono circa 400 mila in Italia) e che come nel caso delle cooperative di tipo b) servono anche per inserire al lavoro persone con disagio psichico e disabilità o disagio sociale (circa 40.000 unità) e a cui magari dopo aver richiesto il rischio di farsi imprenditori di se stessi si arriva addirittura a pagarli a 7/8 mesi e addirittura come la vicenda di Catania dimostra a non pagarli per nulla.

Vicende che proprio per questo clima di omertà, incertezza e di grande precarietà con cui sono trattati i rapporti con queste società, possono essere oggetto di speculatori, che sfruttando il bisogno di essere pagati di queste società per evitare bancarotte e vertenze varie,  per ricevere favori e tangenti come anche la vicenda della cosiddetta mafia-capitale ha dimostrato.

Paradossali situazioni che molto spesso sono all’ordine del giorno e che  nascondono spesso le tante miserie di questo Paese che  alimenta in questo modo proprio le clientele e/o le pratiche illecite.

Quando infatti essere pagati in tempi certi come la Legge vorrebbe diventa una opzione e non una regola, in mano a volte di funzionari e politici corrotti che nelle difficoltà trovano il terreno fertile per ottenere tangenti e favori,  il rischio di alimentare il crimine è dietro l’angolo. Ma occorrerebbe qualche volta, assieme alla punizione per coloro che si macchiano di queste pratiche illecite,  prevenire ristabilendo in primis il diritto/dovere ad essere pagati per una prestazione effettuati sulla base di un giusto prezzo.

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