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Il Terzo Settore ancora nel mirino

 

Terzo Settore

Riportiamo questa riflessione pubblicata su Il Corriere della Sera

Se si scredita il Terzo settore (articolo di Elisabetta Soglio)
L a vicenda del tetto al 5 per mille, di fatto reintrodotto dal governo, è soltanto l’ultimo di una serie di episodi che hanno visto nel mirino il Terzo settore. Mettiamo alcuni elementi in fila.
P rima la campagna sui costi eccessivi dell’assistenza ai migranti seguita a ruota dall’annuncio di una commissione d’inchiesta sulle case-famiglia in Italia per stanare chi in maniera deliberata toglierebbe i bambini ai genitori per mantenere le attività di queste strutture. Nel frattempo, lo sventato colpo sull’Ires: il tentativo di raddoppiare le tasse sugli utili del Terzo settore fino a quel momento fruitore di una riduzione dell’aliquota. Manovra che avrebbe costretto enti e associazioni a tagliare drasticamente i propri interventi con ripercussioni gravissime sulla vita di chi è malato, anziano, povero, solo, disabile. Manovra corretta in extremis grazie anche alla dura presa di posizione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Poi la «spazza- corrotti» per imporre lo status di partito, con gli obblighi e i costi conseguenti, alle associazioni, fondazioni, enti che nella propria governance hanno una persona che ha avuto una esperienza politica o amministrativa, a qualsiasi livello, nei dieci anni precedenti. Ora, il ritorno del tetto alle contribuzioni del 5 per mille, operazione svelata dall’inchiesta di «Vita». Mettiamoli tutti in fila, questi elementi: un concatenarsi di coincidenze? O forse la sgradevole sensazione che il governo stia cercando di screditare il Terzo settore, di far passare per «furbetti» quelli che da anni e in silenzio lavorano per tenere in piedi il Paese coprendo i buchi lasciati dalle istituzioni. Sì, tenendolo in piedi. Proviamo a immaginare un giorno di sciopero: un giorno in cui le ambulanze delle varie croci si fermano; gli allenatori volontari delle squadrette di calcio, rugby e basket restano a casa; le cooperative che fanno assistenza ad anziani e disabili chiudono i cancelli dei loro centri; le mense dei poveri non scodellano neppure un pasto; le realtà che contrastano mafie e camorre lasciano campo libero ai malavitosi. Un giorno in cui volontari, imprenditori sociali, filantropi, cooperanti, persone di buona volontà incrociano pacificamente le braccia. Cosa ne sarebbe del nostro Paese? Qualcuno se lo sta chiedendo?

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