Alzheimer, un cocktail di farmaci per le future terapie

 

Alzheimer e farmaci. L’inserto Salute di La Repubblica fa il punto della situazione che rilanciamo sul nostro portale.”Non basta un farmaco per curare l’Alzheimer, serve una combinazione di farmaci per una malattia così complessa. E il futuro, ci riserverà proprio questo”. Ci stiamo arrivando, secondo Giacomo Koch, neurologo, direttore del laboratorio di stimolazione cerebrale non invasiva della Fondazione Santa Lucia di Roma, sul palco del Festival di Salute per parlare di “Alzheimer: alla ricerca di una terapia possibile”. Insieme a lui un caregiver, Bruno De Angelis che, prima con la madre e poi con la moglie, ha dovuto affrontare una dolorosa convivenza con la malattia.

I sintomi dell’Alzheimer

Su cosa sia l’Alzheimer, Koch ha speso parole chiare. “È la principale forma di demenza – ha detto – quella più comune di malattia neurodegenerativa, con una progressione lenta. I sintomi principali sono i disturbi cognitivi e della memoria. I pazienti tendono a dimenticare fatti banali della vita, ad esempio dove si è parcheggiata l’auto, oppure faticano a ricordare nomi di persone che conoscono. Ma questi sintomi devono essere distinti dalla normale dimenticanza dovuta all’invecchiamento. Qui parliamo non di episodi isolati, ma frequenti e costanti”. Altri sintomi importanti, ha ricordato il neurologo, sono la perdita dell’orientamento spaziale e temporale: molti malati non sanno dove si trovano e quale giorno sia. Sintomi sempre più presenti, finché in 5-10 anni la disfunzione cerebrale è tale che vengono meno le funzioni nella vita quotidiana.

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Usciranno nuovi farmaci

“Questo è stato uno dei cambiamenti più importanti: si è passati da una situazione in cui la diagnosi era presunta, a quella in cui i biomarcatori (esami che misurano la sostanza amiloide e la proteina tau) verificano a che punto sia la malattia – ricorda Koch -. Ciò ci permette di arrivare a una diagnosi con maggiore facilità e sta spostando in avanti la possibilità di arrivare a una diagnosi precoce. Perché sappiamo che usciranno nuovi farmaci, e saranno più efficaci se intercettassimo prima la malattia”. Intanto la ricerca sta facendo passi importanti nella comprensione generale dell’Alzheimer. Un quadro estremamente complesso: sappiamo che si formano placche senili di sostanza amiloide, come pure grovigli fibrillari di proteina tau. Si è scoperto però che il processo è più complesso: parlo della neuroinfiammazione, del tentativo di arginare questa cascata di eventi tossici”.